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“Travasi accademici” dal corso Religione, Conflitti e Pace: discutere e non urlare il Vangelo

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Ossia, la nobile arte di persuadere contro la pessima e controproducente abitudine di aggredire il pubblico


Inesorabilmente e chiaramente influenzato dalla mia stessa professione di giornalista-comunicatore e critico letterario dei testi sacri, non mi è difficile rilevare che nel NT il massimo e più impattante centro di diffusione del pensiero del Maestro di Nazareth in Asia Minore, più o meno equivalente alla Turchia di oggi, fu un’aula magna o centro culturale/di discussione della Scuola di Tiranno, dopo la soluzione di continuità con la Sinagoga. Pur non sapendo con certezza in che cosa questa consistesse questa scuola, mi è lecito concludere che si trattava comunque di uno “spazio adibito al dialogo”, non necessariamente nei termini di alcuni ambienti religiosi di oggi. La modalità scelta da Paolo per comunicare il Vangelo è quella della discussione, in perfetta sintonia con l’ambiente cultural – filosofico di quel tempi, se è vero che le discussioni filosofiche nell’antica Grecia, come quelle condotte da Socrate, Platone e Aristotele, spesso avvenivano in contesti pubblici come l’agorà o le scuole filosofiche. Il dato fondamentale che emerge è che da questa modalità, quella della discussione, del dialogo, oggi veementemente avversata negli ambienti fondamentalisti, la diffusione del Vangelo non ne esce per nulla indebolita. Stando al rapporto stilato in toni trionfalistici da Luca, “tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore.  E Iddio faceva de’ miracoli straordinari per le mani di Paolo”. Un approccio comunicativo-cultural-filosofico fondato sulla discussione in uno spazio partecipativo ed aperto non esclude il fenomeno soprannaturale, perché evidentemente nel primo cristianesimo i due aspetti non sono agli antipodi. C’è una seconda testimonianza che conferma questa interpretazione. “Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro, con de’ segni e de’ prodigi, con opere potenti svariate, e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà” (Ebrei 2:4).

Non voglio farla lunga: la lezione biblica è chiara. Una comunicazione umana nella modalità di discussione/dialogo, vale a dire con domande e risposte, non preclude l’azione soprannaturale, che è comunque di diretta competenza divina. Morale: i giovani che s’improvvisano predicatori del giudizio divino in strada o nelle piazze ed aggressivamente si rivolgono al pubblico che vorrebbero salvare, sappiano che non solo indignano ed allontanano gli ascoltatori disattenti, ma non assomigliano manco lontanamente ai predicatori del NT, sicuramente non al Servo del Signore il quale “non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade”.

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