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Pastori, montate la rivoluzione digitale, non siatene travolti

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La premessa: Una ventina di anni prima del Covid, Will Richardson aveva parlato di 5 modi in cui l'apprendimento si stava trasformando. Il Covid ha confermato queste previsioni proprio nella chiesa.
Questi modi includono:
1. I contenuti sono ovunque: La conoscenza è facilmente disponibile attraverso i mezzi digitali da molte fonti.
2. Gli insegnanti sono ovunque: L'enfasi sarà posta su dove si trovano le competenze per supportare l'apprendimento.
3. L'apprendimento sarà personalizzato: L'apprendimento sarà personalizzato per soddisfare le differenze individuali e gli studenti avranno molte opportunità di imparare ciò che sono interessati a imparare.
4. Le reti sono le nuove aule scolastiche: L'apprendimento si formerà intorno a persone con interessi comuni e competenze diverse.
5. L'apprendimento sarà ovunque: L'apprendimento non richiederà un tipo di organizzazione delimitata. L'apprendimento avverrà sempre più in piccoli gruppi (nei caffè, nei club di lettura, ecc.).
Gli anni di Covid hanno confermato queste previsioni. Molte volte, troppo spesso accade che " i figli di questo mondo, nelle relazioni con quelli della loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce."

L’applicazione dei principi di Will Richardson al ministero pastorale può trasformare il modo in cui i ministri e le comunità ecclesiali si avvicinano all’insegnamento e all’apprendimento della fede. Ecco come questi principi possono essere applicati:

  1. I contenuti sono ovunque: I ministri possono sfruttare le risorse digitali per arricchire la propria formazione teologica e spirituale. Creando contenuti digitali o curandone altri, si possono offrire approfondimenti biblici, teologici e pastorali che siano facilmente accessibili a tutti i membri della comunità, anche oltre i confini della propria chiesa. Naturalmente non deve mancare un occhio vigile su quanto circola su internet.
  2. Gli insegnanti sono ovunque: Il ruolo del pastore non è solo quello di autorità centrale, ma anche di facilitatore che riconosce e valorizza le competenze e le esperienze di ogni membro della comunità. Questo può portare a un approccio collaborativo all’insegnamento, dove membri della congregazione con diverse competenze possono condividere il loro sapere e le loro intuizioni. Ahimé, spesso succede esattamente il contrario: chi sa perché ha studiato, esaminato, approfondito viene spesso emarginato perché è percepito piuttosto come una minaccia.
  3. L’apprendimento sarà personalizzato: I pastori possono adattare l’insegnamento e i programmi di formazione per rispondere alle esigenze e agli interessi individuali dei membri della comunità. Questo può avvenire attraverso gruppi di studio personalizzati, incontri individuali o risorse digitali che permettono un apprendimento auto-gestito. Non bisogna dimenticare che le comunità sono fatte di credenti che provengono da storie e formazioni diverse, a strati sovrapposti. Nell’insegnamento bisogna adottare come minimo una via di mezzo che non privilegi una fascia a discapito dell’altra e sempre con l’intento di tirare su l’asticella stabilendo nuovi record di conoscenza. E’ biblico. “Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello superiore e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio”. Ed ancora: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.” I pastori siano più inclusivi nei contenuti.
  4. Le reti sono le nuove aule scolastiche: I pastori se ne sono resi conto soprattutto durante e dopo il Covid. Tappati in casa, i credenti hanno cercato cibo spirituale su internet. Le chiese si sono svuotate. Questo è un fatto. La Chiesa può e deve incoraggiare la formazione di gruppi di apprendimento informali, come gruppi di studio biblico, club di lettura teologica o reti sociali online, dove i membri possono condividere idee, interrogarsi e crescere insieme nella fede.
  5. L’apprendimento sarà ovunque: L’insegnamento non è limitato al pulpito o alla scuola domenicale, ma può avvenire in spazi informali come le case private, circoli culturali, biblioteche comunali. Questo approccio rende l’apprendimento del pensiero cristiano più accessibile e integrato nella vita quotidiana dei membri della comunità e della cittadinanza.

In sintesi, applicando i principi di Richardson al ministero pastorale, i leader ecclesiali possono creare un ambiente di apprendimento dinamico e inclusivo che sfrutta le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e dalla diversità delle competenze all’interno della comunità. Questo può portare a una maggiore partecipazione, impegno e crescita spirituale dei membri della Chiesa.

Appello: “Monta la rivoluzione culturale e non esserne travolti” significa prendere un ruolo attivo e positivo nel cambiamento culturale, piuttosto che resistere o essere sopraffatti da esso. Ecco alcuni punti chiave:

Adeguatevi al cambiamento: Invece di opporsi alle nuove tecnologie e idee, abbracciarle e utilizzarle a vantaggio dell’affermazione del Vangelo.

Siate proattivi: Partecipare attivamente alla diffusione e all’adozione di nuovi contenuti e pratiche culturali mirate all’apprendimento e non al lavaggio del cervello.

Studiate ed incoraggiate altri a fare lo stesso: Dopo averle attentamente esaminate, sfruttate le risorse disponibili online per imparare e insegnare agli altri, creando una comunità informata e consapevole. Mettete a disposizione della vostra comunità di fede quello che avete imparato, non fatene un trofeo personale.

Innovate: Utilizzare le nuove tecnologie per migliorare le vostre pratiche di apprendimento e contribuire al progresso della comunità.

Siate pronti a superare le sfide e le difficoltà che possono sorgere durante il processo di cambiamento e di aggiornamento. Insomma, cavalcate, cavalchiamo l’onda del cambiamento con entusiasmo e determinazione, trasformando le sfide in opportunità. Mi siano consentite due citazioni: “Il cambiamento è la legge della vita. E coloro che guardano solo al passato o al presente perderanno il futuro”. John F. Kennedy. Ed ancora un personaggio che non gode di molta stima tra i credenti: “Non è la specie più forte che sopravvive, neanche quella più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”. Charles Darwin

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