“Travasi accademici” dal corso “Religione, Conflitti e Pace” presso Harvard – seconda parte
Non è concepibile occuparsi di ministero cristiano e di diffusione del pensiero del Maestro di Nazareth, senza un corso di studio che affronti il tema della religione, il suo nesso con i conflitti e la pace nel mondo, cioè l’impatto vero che essa religione lascia nella società. Bisogna assolutamente comprendere e sottolineare l’importanza del complesso ruolo che le religioni hanno svolto nella storia dell’umanità, ispirando sia atti di violenza, che di compassione e generosità. Di là di questo, si rischia di ripetere gli errori ed orrori fatti in nome di D_o.

La religione non è mai stata un fenomeno marginale nella storia dell’umanità. Inoltre la religione è qui per restarci. Diane Moore della Divinity School di Harvard: “Nonostante le previsioni di un declino delle influenze religiose con l’avvento delle democrazie secolari e i progressi scientifici, la religione mantiene un’influenza significativa nel mondo moderno.”
Moore invita a riconoscere che ci sono alcune convinzioni errate sulle religioni, come la sola promozione della violenza e del bigottismo o la convinzione che le interpretazioni autentiche della religione portino sempre a pace e prosperità umana. Infine non corrisponde al vero l’idea secondo cui religione e laicità siano visioni del mondo diametralmente opposte.

Abbiamo dunque bisogno di un metodo per comprendere la religione da applicare a casi contemporanei in vari paesi del mondo.
E’ innegabile che la mancanza di comprensione del fenomeno religioso può alimentare il bigottismo e il pregiudizio, ostacolando la cooperazione a livello locale, nazionale e globale. C’è un aspetto fondamentale che per me rappresenta forse il cuore di questo corso, “Religion, Conflict, and Peace” (Religione, Conflitti e Pace): avere imparato a distinguere le espressioni religiose dagli stessi credi e a riconoscere l’evoluzione interna e il cambiamento delle religioni come tradizioni viventi.
I Cristiani in particolare hanno l’obbligo di esaminare il ruolo del colonialismo e del suo retaggio, del nazionalismo religioso e laico e dell’impatto del neoliberismo sulle disuguaglianze globali. Una volta assicuratosi il metodo scientifico di studiare il fenomeno religioso, i cristiani devono applicare questa comprensione a diversi contesti nazionali, cercando di affrontare sfide apparentemente insormontabili con una prospettiva più informata sulla religione professata da altri.
Infine, il corso di Harvard mi ha aiutato a vedere come le arti possono influenzare i valori sociali e culturali, come pure a vedere il contributo spesso trascurato delle donne in alcune fondamentali questioni sociali.
L’analisi del fenomeno religioso è sia “nel cuore” che nelle corde del profetismo, nel senso che i profeti sono profondamente coinvolti e motivati dalla loro comprensione e interpretazione della religione ma anche perché si tratta di una competenza precipua, di un’attività naturale svolta esclusivamente dai profeti.
Ci sono ancora oggi fasce della cristianità che fanno fatica ad esaminare il fenomeno religioso, che accettano in maniera supina e fatalistica, come un inevitabile e non controllabile evento. Ma già nel primo secolo, dopo i fatti della Croce e della Risurrezione, nel bel mezzo del conflitto tra l’appena nato movimento di Gesù e l’ebraismo, la comunità dei credenti ha un quadro chiaro della possibile versione contraddittoria della religione. Matteo mette in bocca al Maestro un’analisi spesso citata a sproposito. Nella sua famosa arringa a carico dei Farisei, il Maestro di Nazareth ebbe a dire: Matteo 23:15 Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito; e fatto che sia, lo rendete figliuol della geenna il doppio di voi.” Per la verità, l’analisi spietata del fenomeno religioso affonda le sue radici nel profetismo ebraico. Un esempio per tutti, Isaia 58
1 Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati! 2 Mi cercano ogni giorno, prendon piacere a conoscer le mie vie; come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonata la legge del suo Dio, mi domandano de’ giudizi giusti, prendon piacere ad accostarsi a Dio. 3 ‘Perché, dicono essi, quando abbiam digiunato, non ci hai tu avuto riguardo?’ ‘Perché quando abbiamo afflitte le anime nostre, non v’hai tu posto mente?’
Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari, ed esigete che sian fatti tutti i vostri lavori. 4 Ecco, voi digiunate per litigare, per questionare, e percuotere empiamente col pugno; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui io mi compiaccio? il giorno in cui l’uomo affligge l’anima sua? Curvar la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è egli questo che tu chiami un digiuno, un giorno accetto all’Eterno? 6 Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo? 7 Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua carne?
8 Allora la tua luce spunterà come l’aurora, e la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai, e l’Eterno ti risponderà; griderai, ed egli dirà: ‘Eccomi!’ Se tu togli di mezzo a te il giogo, il gesto minaccioso ed il parlare iniquo; 10 se l’anima tua supplisce ai bisogni dell’affamato, e sazi l’anima afflitta, la tua luce si leverà nelle tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzodì; 11 l’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà l’anima tua ne’ luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; e tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai. 12 I tuoi riedificheranno le antiche ruine; tu rialzerai le fondamenta gettate da molte età, e sarai chiamato ‘il riparatore delle brecce’, ‘il restauratore de’ sentieri per rendere abitabile il paese’. 13 Se tu trattieni il piè per non violare il sabato facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami il sabato una delizia, e venerabile ciò ch’è sacro all’Eterno, e se onori quel giorno anziché seguir le tue vie e fare i tuoi affari e discuter le tue cause, 14 allora troverai la tua delizia nell’Eterno; io ti farò passare in cocchio sulle alture del paese, ti nutrirò della eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca dell’Eterno ha parlato.
