In un interessante articolo pubblicato sul suo blog, “Dialoghi o monologhi”, Myriam Ines Giangiacomo spiega che un monologo è un discorso continuo, orale o scritto, tenuto da una sola persona che si rivolge a sé stessa o ad altri senza aspettarsi risposte o critiche. Al contrario, un dialogo è una conversazione tra due o più persone che esprimono sentimenti e confrontano idee. Sebbene sembri banale, spesso le nostre conversazioni, spacciate per dialoghi, sono in realtà una somma di monologhi, mentre i veri dialoghi sono rari.
Prima di Socrate, sostiene la Giangiacomo, il monologo era la forma prevalente di discorso, con un saggio che parlava e gli altri che ascoltavano. Questo, a suo avviso, è ancora comune oggi in contesti come scuole, università, conferenze, incontri politici e religiosi, e riunioni aziendali. La prevalenza del monologo è così radicata culturalmente che non ci sorprende più l’assenza di dialogo, ma piuttosto la sua presenza.
Venendo a noi, nella parabola del Fariseo e del pubblicano abbiamo alcune peculiari forme di comunicazione interpersonale che io definerei:
- Monologo autoriflessivo rivolto a se stesso [autore: il Fariseo]
- Parlare “contro” [autore: il Fariseo]
- Dialogo con Dio [autore: il pubblicano]
