Isaia 58 critica similmente il digiuno e l’osservanza del sabato quando questi avvengono mentre altri sono oppressi. Shaw sostiene che il culto dovrebbe essere collegato alla giustizia sociale e alla cura per i poveri e gli oppressi.
Tim Hughes, in un’intervista, ha riconosciuto la difficoltà di scrivere canzoni che esprimano il cuore di Dio per la giustizia, ma ha anche notato che la questione è più ampia e non solo responsabilità dei leader del culto. Shaw si chiede perché, nonostante molti cristiani si avvicinino a Dio nel culto, non si veda un movimento per connettersi con il cuore di Dio per i poveri.
Kim Walker-Smith del Jesus Culture Movement ha affermato che il culto dovrebbe portare al servizio. Evelyn Underhill, citata in Common Prayer, ha detto che l’adorazione porta inevitabilmente all’auto-offerta e alla carità, attraverso cui il potere di Dio agisce su altre anime e cose.
Shaw criticava anche il fatto che il culto moderno si era trasformato in intrattenimento, con i leader del culto che diventano venditori di CD e DVD di canzoni da “culto”. Questo ha reso il culto un’esperienza privatizzata che non porta alla cura per gli altri, ma solo all’edificazione personale, che Shaw non considerava vero culto cristiano.
Pur riconoscendo la necessità del culto collettivo, Shaw sottolineava che il culto non è solo musica. Cita Romani 12:1-2 nella traduzione di Eugene Peterson, che invita a offrire la propria vita quotidiana a Dio come un’offerta.
Sintesi tratta da: ttps://goodfaithmedia.org/the-fundamental-problem-with-modern-worship-cms-23469/

L’apice di un culto a Dio è quello di ascoltarlo, affinché possiamo essere edificati, cioè sufficientemente forti da ubbidire a quello che Dio ci indica.