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Seguire il fariseo nelle sue virtù, ma emulare il pubblicano nella sua umiltà

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L’autrice di questo articolo pubblicato da Academia.edu è Spyridoula Athanasopoulou-Kypriou, Università di Manchester, Membro del dipartimento, Filosofa femminista della religione e psicoterapeuta psicoanalitica interessata a teorie critiche, diritti umani e giustizia sociale, alcuni mesi fa, in occasione della Quaresima ha tenuto un sermone sulla Parabola del Fariseo e del Pubblicano al Centro di studi cristiani ortodossi dell’Università di Fordham. Segue una sintesi stringata:

Per Athanasopoulou-Kypriou, la Parabola del Fariseo e del Pubblicano è rivolta a tutti noi, che possiamo anche essere giusti o seguire la legge di Dio, ma che spesso siamo senza cuore perché non siamo disposti ad accettare l’incapacità umana e rifiutiamo di essere inclusivi.

Inclusività ed accettazione

L’autrice ricorda come Gesù socializzasse con tutti, compresi coloro che erano considerati peccatori, il che infastidiva profondamente i farisei, persone immensamente pie. Come testimonia Luca nel capitolo 15 del suo Vangelo, i farisei e gli scribi brontolavano perché Gesù accoglieva i peccatori e mangiava con loro. Questo atteggiamento di inclusività e accettazione è un tema centrale nei suoi insegnamenti.

Due persone, due preghiere, due risultati

  • Il Fariseo: Un uomo religioso che prega nel tempio, ringraziando Dio di non essere come gli altri uomini, in particolare come il pubblicano. Elenca le sue opere religiose, come il digiuno e il pagamento delle decime. La sua preghiera è piena di autosufficienza e orgoglio.
  • Il Pubblicano: E’ un esattore delle tasse, considerato peccatore e disprezzato dalla società. Si tiene a distanza, non osa alzare gli occhi al cielo e si batte il petto, chiedendo misericordia a Dio. La sua preghiera è un atto di umiltà e pentimento.

Giustificazione e umiltà

Gesù afferma che è stato il pubblicano a tornare a casa giustificato e perdonato, non il fariseo. Spiega che chiunque si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà esaltato. Questo rovesciamento delle aspettative umane sottolinea l’importanza dell’umiltà e della dipendenza dalla misericordia di Dio.

Pentimento e metanoia

Per l’autrice il tema centrale della parabola è il pentimento o metanoia. Il termine greco “metanoia” significa “cambiamento di mente”. Pentirsi significa rinnovarsi, trasformarsi nel nostro punto di vista interiore, raggiungere un nuovo modo di vedere il nostro rapporto con Dio e con gli altri. Il fariseo, pur essendo virtuoso, pio e ascetico, non ha voluto cambiare prospettiva ed è rimasto compiaciuto e autocompiaciuto. Il pubblicano, invece, desidera veramente “cambiare idea” e la sua umiltà lo giustifica davanti a Dio.

Critica alla superficialità religiosa

Il fariseo rappresenta un sistema religioso impersonale e senza cuore, basato su regole esterne e auto-giustificazione. La sua colpa è quella di non aver voluto cambiare prospettiva, rifiutandosi di avvicinarsi a coloro che considerava moralmente inferiori. Ha ridotto la fede a osservanze esterne, lontano dalla grazia divina. Il pubblicano, invece, riconosce la sua peccaminosità e sa che la salvezza si trova solo nella misericordia di Dio.

Conclusione

La parabola del Fariseo e del Pubblicano ci invita a riflettere sulla nostra attitudine verso Dio e verso gli altri. Siamo chiamati a seguire il fariseo nelle sue virtù, ma a emulare il pubblicano nella sua umiltà. Dobbiamo mettere da parte il paragone con gli altri, riconoscere la nostra peccaminosità, sostenere gli altri e rivolgerci a Dio per ottenere misericordia. Solo attraverso l’umiltà e il pentimento possiamo trovare la vera giustificazione e comunione con Dio.

Da https://publicorthodoxy.org/author/spyridoula-athanasopoulou-kypriou/ apprendiamo che “Spyridoula Athanasopoulou-Kypriou è insegnante di religione presso la Scuola Moraitis di Atene e psicoterapeuta integrativa. Ha studiato teologia e filosofia della religione in Grecia e nel Regno Unito. Ha conseguito un dottorato in teologia sistematica presso l’Università di Manchester, dove ha tenuto anche lezioni di antropologia filosofica e cristiana e di religione, cultura e genere. Ha anche insegnato teologia ortodossa a livello post-laurea presso la Hellenic Open University (2006-2020). Ha pubblicato diversi libri e articoli su teologia e letteratura, filosofia della religione, esistenzialismo e psicoanalisi, teologia femminista e storia delle donne religiose.

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