Abstract:https://www.scielo.br/j/ref/a/CVHRwzr9hJWFPVYzbkQP89K/?lang=en
Dall’esperienza spirituale della donna nera in diaspora emerge un pensiero di frontiera come risposta biblico-teologica all’esperienza storica del razzismo. È un esercizio ermeneutico che assume l’imperativo etico ed epistemologico della decolonizzazione della teologia e della Bibbia, poiché entrambe sono servite da “ferro rovente” per sottomettere e disumanizzare i popoli di origine africana. Da un esercizio interpretativo basato sul subalterno, il protagonismo spirituale della donna nera nel mondo biblico viene rivelato per svelare le matrici africane della fede giudeo-cristiana. In questo modo, si vuole contribuire alla decostruzione dell’immaginario eurocentrico che continua a legittimare il dominio e l’annientamento dell’altro e, quindi, collaborare alla ricostruzione di un immaginario depatriarcalizzato e antirazzista.
Parole chiave:
Decolonizzazione; Bibbia; Donna nera; Sacerdotessa; Matrice africana
