Non si può liquidare rapidamente la lettura di questa parabola con la “logica del ribaltamento” e del “finale a sorpresa” architettati dal grande Maestro di Nazareth semplicemente per scuotere le coscienze dei religiosi e sorprendere gli stessi emarginati pubblicani con una sentenza inattesa quasi allo scopo di aizzare gli uni contro gli altri. Il risultato è ribaltato ed a ragione. Sta a noi scoprire il perché. Ebbene, io ho più volte sostenuto che il vero problema del fariseo, problema che non gli consente di superare il test, diremmo noi, visto che in questo momento nel nostro Paese si stanno svolgendo esami, il vero problema dicevo non è quello che fa, ma quello che pensa di sé in relazione a quello che fa e nel suo rapporto con il resto della società. Senza una motivazione la sentenza sarebbe gratuita e diciamo pure ingiusta, vista l’impeccabilità morale dell’imputato.
Mariglena Gjoni, dell’Università di Tirana, Facoltà di Science Sociali, dottorato in psicologia, spiega “il concetto di sé, o self-concept”, come la percezione globale che un individuo ha di se stesso, comprendendo dimensioni fisiche, psicologiche, sociali e spirituali. Questo concetto si forma attraverso esperienze personali e interazioni con l’ambiente, evolvendo nel tempo. Esso svolge tre ruoli principali nella gestione della personalità: mantiene la coerenza nelle rappresentazioni interiori delle conoscenze e abilità, determina un insieme di aspettative e influenza l’interpretazione delle esperienze di vita. Le origini del concetto di sé risalgono all’infanzia, iniziando a svilupparsi quando il bambino riconosce se stesso come oggetto del proprio pensiero e dell’attenzione altrui, evolvendo in una rete complessa di percezioni e sentimenti riguardanti se stessi.
Diversi fattori contribuiscono alla formazione del concetto di sé, tra cui l’identificazione con altre persone, successi e fallimenti. L’immagine di sé, suddivisa in sé reale, sé sociale e sé ideale, è cruciale per l’interazione sociale e può essere realista, ipervalorizzata o negativa, influenzando comportamenti e autostima. La valutazione di sé consiste in un giudizio intuitivo del proprio io basato su informazioni sociali, guidando la valutazione delle situazioni e le strategie d’azione. La dimensione sociale del concetto di sé si sviluppa attraverso l’interazione con gli altri, con le percezioni altrui che influenzano la propria autovalutazione e comportamento sociale.
Il concetto di sé incide sui processi cognitivi, affettivi e motivazionali della personalità. Gli schemi cognitivi influenzano la percezione e l’elaborazione delle informazioni personali, con comportamenti che tendono a confermare l’autopercezione. Gli stati emozionali influiscono sulla valutazione cognitiva, con emozioni positive che favoriscono una valutazione positiva e viceversa. Nei processi motivazionali, il concetto di sé dirige il comportamento, influenzando le preferenze e le scelte di attività quotidiane e obiettivi a lungo termine. I possibili sé rappresentano gli stati finali desiderati o temuti, che guidano l’azione e la pianificazione delle attività importanti.
E’ esattamente questo quello che accade al Fariseo nella costruzione letteraria della parabola che porta in parte il suo nome. In sede di giudizio divino, vengono presi in considerazione anche le motivazioni di certe azioni intrinsecamente legittime ed ammirevoli, come il digiuno, la decima. Qui c’è addirittura un processo alle motivazioni ed intenzioni, evidenziate in questo montaggio.


Complimenti ! Sono sr Mariglena Gjoni la ringrazio molto per aver reso vivo nella dimensione spirituale i miei scritti