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Parabola del Fariseo e Pubblicano: c’è altro in gioco

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Indice dei contenuti

Domande di approfondimento ⬆︎

Qual è la definizione del concetto di sé secondo Mariglena Gjoni?
Quali sono le origini del concetto di sé e come si sviluppa nei primi anni di vita?
Quali sono le componenti principali del concetto di sé e come influenzano l’interazione sociale?
In che modo il concetto di sé influisce sui processi cognitivi, affettivi e motivazionali della personalità?

Non si può liquidare rapidamente la lettura di questa parabola con la “logica del ribaltamento” e del “finale a sorpresa” architettati dal grande Maestro di Nazareth semplicemente per scuotere le coscienze dei religiosi e sorprendere gli stessi emarginati pubblicani con una sentenza inattesa quasi allo scopo di aizzare gli uni contro gli altri. Il risultato è ribaltato ed a ragione. Sta a noi scoprire il perché. Ebbene, io ho più volte sostenuto che il vero problema del fariseo, problema che non gli consente di superare il test, diremmo noi, visto che in questo momento nel nostro Paese si stanno svolgendo esami, il vero problema dicevo non è quello che fa, ma quello che pensa di sé in relazione a quello che fa e nel suo rapporto con il resto della società. Senza una motivazione la sentenza sarebbe gratuita e diciamo pure ingiusta, vista l’impeccabilità morale dell’imputato.

Mariglena Gjoni, dell’Università di Tirana, Facoltà di Science Sociali, dottorato in psicologia, spiega “il concetto di sé, o self-concept”, come la percezione globale che un individuo ha di se stesso, comprendendo dimensioni fisiche, psicologiche, sociali e spirituali. Questo concetto si forma attraverso esperienze personali e interazioni con l’ambiente, evolvendo nel tempo. Esso svolge tre ruoli principali nella gestione della personalità: mantiene la coerenza nelle rappresentazioni interiori delle conoscenze e abilità, determina un insieme di aspettative e influenza l’interpretazione delle esperienze di vita. Le origini del concetto di sé risalgono all’infanzia, iniziando a svilupparsi quando il bambino riconosce se stesso come oggetto del proprio pensiero e dell’attenzione altrui, evolvendo in una rete complessa di percezioni e sentimenti riguardanti se stessi.

Diversi fattori contribuiscono alla formazione del concetto di sé, tra cui l’identificazione con altre persone, successi e fallimenti. L’immagine di sé, suddivisa in sé reale, sé sociale e sé ideale, è cruciale per l’interazione sociale e può essere realista, ipervalorizzata o negativa, influenzando comportamenti e autostima. La valutazione di sé consiste in un giudizio intuitivo del proprio io basato su informazioni sociali, guidando la valutazione delle situazioni e le strategie d’azione. La dimensione sociale del concetto di sé si sviluppa attraverso l’interazione con gli altri, con le percezioni altrui che influenzano la propria autovalutazione e comportamento sociale.

Il concetto di sé incide sui processi cognitivi, affettivi e motivazionali della personalità. Gli schemi cognitivi influenzano la percezione e l’elaborazione delle informazioni personali, con comportamenti che tendono a confermare l’autopercezione. Gli stati emozionali influiscono sulla valutazione cognitiva, con emozioni positive che favoriscono una valutazione positiva e viceversa. Nei processi motivazionali, il concetto di sé dirige il comportamento, influenzando le preferenze e le scelte di attività quotidiane e obiettivi a lungo termine. I possibili sé rappresentano gli stati finali desiderati o temuti, che guidano l’azione e la pianificazione delle attività importanti.

E’ esattamente questo quello che accade al Fariseo nella costruzione letteraria della parabola che porta in parte il suo nome. In sede di giudizio divino, vengono presi in considerazione anche le motivazioni di certe azioni intrinsecamente legittime ed ammirevoli, come il digiuno, la decima. Qui c’è addirittura un processo alle motivazioni ed intenzioni, evidenziate in questo montaggio.

Risorse dal web per approfondire:

ì, possiamo applicare il concetto di sé per spiegare l’atteggiamento del fariseo nella parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18:9-14). Nella parabola, il fariseo si presenta al tempio per pregare e si vanta delle sue virtù, ringraziando Dio di non essere come gli altri uomini, in particolare come il pubblicano che prega accanto a lui. Il pubblicano, invece, si riconosce peccatore e chiede misericordia a Dio.

Analisi del Fariseo attraverso il Concetto di Sé ⬆︎

  1. Immagine di Sé:
    • Sé reale: Il fariseo ha un’immagine di sé ipervalorizzata. Si percepisce come una persona giusta, superiore agli altri, e si vanta delle sue azioni religiose (digiuno, decima).
    • Sé sociale: Crede di essere percepito dagli altri come un modello di virtù e religiosità. La sua preghiera è più una dichiarazione pubblica delle sue qualità che una conversazione con Dio.
    • Sé ideale: Il fariseo sembra credere di aver già raggiunto il suo sé ideale, che è quello di essere perfettamente osservante della legge e moralmente superiore.
  2. Valutazione di sé:
    • Il fariseo ha una valutazione di sé estremamente positiva, ma non realistica. La sua autostima è basata su un confronto con gli altri, che vede come inferiori. Questo giudizio non è razionale ma intuitivo e immediato, basato su una percezione distorta delle sue qualità e delle mancanze altrui.
  3. Dimensione sociale:
    • Il fariseo costruisce il suo concetto di sé attraverso l’interazione sociale, cercando conferme della sua superiorità morale. La sua preghiera è un mezzo per rafforzare questa immagine davanti agli altri e a se stesso.
  4. Processi Cognitivi e Affettivi:
    • Cognitivi: Il fariseo elabora le informazioni in modo da confermare la sua autopercezione positiva. Ignora o minimizza qualsiasi informazione che potrebbe contraddire la sua immagine di sé.
    • Affettivi: La sua autostima è alta, ma fragile. È basata su un confronto continuo con gli altri, il che lo rende vulnerabile a qualsiasi minaccia alla sua immagine di sé.
  5. Processi motivazionali:
    • Il comportamento del fariseo è guidato dal desiderio di mantenere e rafforzare la sua immagine di sé. Le sue azioni religiose sono motivate non tanto da una genuina devozione, ma dal bisogno di confermare la sua superiorità morale.

Confronto con il Pubblicano ⬆︎

Il pubblicano, al contrario, ha un concetto di sé più realistico e umile. Riconosce i suoi peccati e chiede misericordia a Dio, mostrando una valutazione di sé negativa ma più accurata. La sua preghiera è un atto di sincerità e pentimento, non di autoesaltazione.

Conclusione ⬆︎

Il concetto di sé del fariseo, caratterizzato da un’immagine ipervalorizzata e una valutazione di sé distorta, spiega il suo atteggiamento di superiorità e mancanza di umiltà. La parabola insegna che una valutazione realistica e umile di sé, come quella del pubblicano, è più gradita a Dio. Questo esempio illustra come il concetto di sé possa influenzare profondamente il comportamento e le relazioni con gli altri e con il divino.

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