- January 2015
- Conference: 129th Annual Meeting American Historical Association
Datata 1526, la piccola incisione di Sebald Beham raffigurante Mosè e Aronne presenta figure ingombranti a mezzo busto sedute insieme sul fianco di una montagna con un codice aperto in grembo, mentre le tavole della legge rimangono appoggiate a una parete, senza iscrizioni e ignorate. L’incisione è uno studio sull’ambiguità e suscita interpretazioni opposte: si tratta di eroi dell’Antico Testamento, garanti della “verità ebraica” delle Scritture, profeti toccati dallo Spirito Santo? Oppure sono rappresentanti “ebrei” caricaturali dell’Antica Alleanza, oppressi da una legge di cui non riescono a cogliere il significato spirituale? Solo un anno prima che Beham chiedesse al suo dotto pubblico, attraverso un’immagine, come i cristiani dovessero considerare Mosè, Lutero pubblicò il suo sermone “Come i cristiani devono considerare Mosè”, apparentemente inteso a distinguere l’accettazione volontaria dei comandamenti dalla falsa convinzione che tali leggi fossero vincolanti per i cristiani. Ma il sermone prende anche di mira polemicamente gli “spiriti faziosi”, i radicali evangelici (Schwärmer) che cercavano di soppiantare il Vangelo con la Legge di Mosè, che prendevano alla lettera l’iconoclastia di “Mosè” e che citavano l'”elezione” di Israele per dichiarare guerra ai senza Dio. Questo articolo propone una lettura dell’incisione di Beham come una risposta liberatoria, ma politicamente attenuata, alla camicia di forza che la dottrina dei “due regni” di Lutero poneva sulla valutazione cristiana della Legge mosaica. Beham potrebbe anche aver riflettuto sulle proprie esperienze di esilio religioso. All’inizio di febbraio del 1525, Sebald e suo fratello Barthel furono condannati al bando per dieci mesi per blasfemia e d’ora in poi bollati, nientemeno che da Lutero stesso, come “pittori senza Dio” (gottlosen Maler). L’immagine di Mosè e Aronne in esilio, sospesi tra le distese d’Egitto e le ricchezze di Canaan, potrebbe forse contenere un riferimento alla situazione difficile dei pittori, che non si sentono a casa in nessuno dei “due regni” di Lutero e non riescono a tollerare la loro separazione?
