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L’antidoto contro la monotonia e la noia: Il battesimo nello Spirito Santo

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Non è una battuta giornalistica, ma la promessa fatta da Gesù, Giov. 7:38-39: “Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. 39 Or disse questo dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.”

Un’analogia molto potente e ricca di significato. L’acqua viva rappresenta la vita e il rinnovamento. Così come l’acqua è essenziale per la vita fisica, lo Spirito Santo è essenziale per la vita spirituale, portando rinnovamento e vitalità interiore. L’acqua ha la capacità di purificare e pulire. Analogamente, lo Spirito Santo purifica l’anima, liberandola dal peccato e dalle impurità. Una fonte di acqua viva è inesauribile e continua a sgorgare. Questo suggerisce che lo Spirito Santo offre una presenza costante e inesauribile di grazia e forza spirituale. L’acqua viva soddisfa la sete in modo profondo e duraturo. Allo stesso modo, lo Spirito Santo soddisfa i bisogni spirituali più profondi dell’essere umano, offrendo pace e gioia interiore. Ecco l’antidoto alla monotonia ed alla noia.

Siamo ancora in tempo per liberarci dalla sterile idea del battesimo nello Spirito Santo come fregio o semplice attestato ed impadronirci di questa potente analogia fatta dal Maestro di Nazareth.

 

2 Commenti

  1. Sono certo della genuinità della esperienza pentecostale di Atti 2 e delle diverse esperienze raccolte nel nuovo testamento; lontano dalla tradizione di azusa Street.
    Credo in un riempimento di Spirito Santo, quello che tu per analogia chiami battesimo.
    Non credo che il segno iniziale siano le lingue,
    Ma credo che in presenza di xnenoglossia non si possa non parlare di riempimento, allo stesso modo non direi la stessa cosa sulla glossolalia, Paolo la “rimprovera”, quasi a soppesarla come una forma diversa di espressione dello Spirito; probabilmente credeva che questa espressione fosse ugualmente “divina “, ma forse lo credeva anche della natura glossolalia della Pizia di Delfi.
    In sostanza per me non aveva la comprensione adatta, ma nessuno la avrebbe mai avuta, che potesse essere un problema legato più alla sfera psicologica della mente umana che a una realtà dello Spirito.

    • L’esperienza di Atti 2 non è in contrasto con quanto accaduto ad Azusa Street nel 1906, che fu proprio una riscoperta del modello biblico. Non fu una “tradizione” ma un risveglio spontaneo, segnato da conversioni, miracoli e parlare in altre lingue come segno iniziale del battesimo nello Spirito (proprio come in Atti 2, 10, 19). La differenza è storica, non teologica: il fenomeno di Azusa non ha inventato nulla, ha solo riportato in luce ciò che era stato dimenticato. Non è solo un problema di “termini”: “battesimo” nello Spirito è un concetto biblico chiaro e distinto dalla rigenerazione.
      • In Atti 1:5, Gesù dice: “Sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni.”
      • In Atti 2, ciò si manifesta con il parlare in lingue.
      • Il “riempimento” è un’esperienza ripetuta, mentre il battesimo è un evento iniziale di immersione, una prima effusione che apre a una nuova dimensione spirituale.
      Paolo non rimprovera il parlare in lingue, ma l’uso disordinato nel contesto pubblico senza interpretazione (1 Cor. 14). Anzi:
      • Dice: “Io vorrei che parlassero tutti in lingue” (14:5).
      • “Io parlo in lingue più di tutti voi” (14:18).
      • “Non vietate il parlare in lingue” (14:39).
      Il suo problema non è con le lingue in sé, ma con l’assenza di edificazione pubblica quando usate senza ordine. È chiaro che Paolo riconosce il valore delle lingue, non le sminuisce. In 1 Corinzi 14, Paolo non rimprovera le lingue, ma regola il loro uso pubblico.
      Nel testo greco:
      • “οὐκ ἀκοῦσατε λαλῆν γλώσσῃ;” – “Se uno parla in lingua…”
      • Paolo insiste che se non vi è interpretazione, la chiesa non è edificata (v. 5, 13, 27).
      Ma nel v. 18 dice:
      Εὐχαριστῶ τῷ θεῷ ὅτι πλείους πάντων ὑμῶν λαλῶ γλώσσαις·”
      (Ringrazio Dio che io parlo in lingue più di tutti voi.)
      È una dichiarazione di valore, non di svalutazione. Paolo distingue tra:
      • Glossolalia privata ed edificativa (v. 4).
      • Glossolalia pubblica da interpretare (v. 13-28). La regolazione non è svalutazione. L’esegesi mostra che Paolo riconosce la glossolalia come un dono autentico, ma che deve essere gestito nell’amore e nell’ordine.
      La tua affermazione sulla Pizia è storicamente infondata e teologicamente pericolosa.
      • La Pizia era una sacerdotessa pagana che parlava in trance, sotto l’influsso di gas etileni e suggestione idolatrica. Era considerata posseduta da Apollo.
      • Paolo mai paragonerebbe il dono dello Spirito Santo, “la buona dote del Padre” (Luca 11:13), con una manifestazione demoniaca o psicotica.
      Nel mondo greco-romano, le pratiche estatiche erano comuni, ma Paolo in 1 Corinzi 12:2-3 mette un netto confine:
      Quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso idoli muti. […] Nessuno che parla per lo Spirito di Dio dice: ‘Gesù è anatema’.”
      Il criterio di discernimento non è la manifestazione esteriore, ma la confessione di Cristo e la sua edificazione.
      Ridurre la glossolalia cristiana a fenomeno mentale è negare la realtà del soprannaturale, che è centrale nel Nuovo Testamento.

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