002 – Analisi
Introduzione: da dove vengo nel mio approccio critico-analitico dei testi sacri.
Provengo da “La Scuola di Yale”, 1983-1987. Frequentare una scuola della Ivy League come Yale mi ha offerto numerosi vantaggi per lo sviluppo delle capacità esegetiche. L’accesso a risorse accademiche di eccellenza, la possibilità di apprendere da esperti di fama internazionale, programmi di studio avanzati, ricerche mirate come l’esame di un antichissimo manoscritto del Nuovo Testamento sotto la guida di uno studioso del Nuovo Testamento che si era formato a Cambridge, Inghilterra, un ambiente intellettuale stimolante, mi hanno consentito di ricevere una formazione esegetica di altissimo livello. Pronto a mettere in discussione precomprensioni e filtri denominazionali in un ambiente universitario rigorosamente scientifico, ho potuto sviluppare una comprensione profonda e critica dei testi biblici. Ma non mi sono adagiato sugli allori. Ho lasciato Yale ma non gli studi; in questi ultimi 37 anni ho continuato ad aggiornarmi a 360° con corsi a distanza anche presso Harvard per affinare gli strumenti della comunicazione e della retorica e dell’analisi dei fenomeni religiosi. Studio anche filosofia. Gli studi sono per me gli attrezzi da lavoro per fornire alla chiesa una lettura biblica rigorosamente scientifica sul piano letterario e puntualmente rilevante nel XXI secolo. Ho sviluppato un mio “Metodo/teorema della ragnatela”, assolutamente originale al quale ho fatto riferimento più volte, volto a massimizzare i benefici della lettura e dello studio biblico.
In questo sito adotto 12 prospettive d’indagine ed impiego tutte le teorie letterarie in voga. Infinitamente grato per le risorse e gli strumenti disponibili nel mondo digitale, non lascio nulla d’intentato; faccio ampio uso delle mappe mentali/concettuali e del “metodo analogico” pur di “attualizzare”, incarnare nella cultura contemporanea la Parola di Dio, “esemplificandola” e “semplificandola” pur di farla ascoltare nel linguaggio di oggi ed avvicinarla anche alla gente non specializzata. A pensarci bene, il mio metodo s’ispira all’antica storia dell’incarnazione del λόγος/logos/ragione/logica… “e la Parola si fece carne ed ha abitato in mezzo a noi”. Caveat: le piste investigative e le teorie letterarie impiegate non sono il fine del mio lavoro e sono “teologie”; sono semplicemente “strumenti da lavoro” come quelli usati dagli archeologi: scoprire, portare alla luce quello che esiste. Nella fattispecie, qui si cerca di recuperare il senso delle parole ed il sottotesto del testo biblico. Un lavoro delicato ma remunerativo, che richiama alla mente un’affermazione ed una descrizione del Maestro di Nazareth: “…ogni scriba ammaestrato pel regno de’ cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”. Al lavoro, dunque.
Tesi della parabola: Presente solo nel Vangelo di Luca, la tesi dominante della “Parabola del Fariseo e del Pubblicano” per alcuni è che l’umiltà e il pentimento sincero sono essenziali per la giustificazione davanti a Dio, mentre l’orgoglio e l’autocompiacimento conducono alla condanna. A “La scuola di Yale” ho appreso che la “Parabola del Fariseo e del Pubblicano” deve essere considerata sotto la prospettiva del ribaltamento delle aspettative. Questa parabola, infatti, sfida le convenzioni sociali e religiose del tempo, presentando il pubblicano, generalmente disprezzato e considerato peccatore, come l’esempio di vera giustificazione davanti a Dio, mentre il Fariseo, rispettato per la sua osservanza della legge, viene condannato per il suo orgoglio e autocompiacimento o, come amo dire io, per l’uso errato del suo encomiabile patrimonio morale e religioso. Questo ribaltamento delle aspettative sottolinea il messaggio centrale della parabola: molto semplicemente si potrebbe dire che Dio guarda al cuore e premia l’umiltà e il pentimento sincero, non le apparenze esteriori o l’autosufficienza morale. Nel tentativo di elaborare la tesi di questa parabola non dovremmo trascurare di recuperare e valorizzare le affermazioni introduttive sulla finalità di questa parabola: “E disse ancora questa parabola per certuni che confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri”.

Perfettamente d’accordo con te e con il metodo di lavoro