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La dottrina della predestinazione si regge su conclusioni senza premesse

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Quando facciamo, creiamo un argomento, sosteniamo un ragionamento biblico, dobbiamo per logica partire da premesse, cioè da ragioni che sostengono il punto principale del nostro discorso, tesi e non da conclusioni arbitrarie, preconcette. Le premesse devono cioè essere buone, fondate ragioni. Se partiamo da premesse prive di prove o di buone ragioni, la nostra argomentazione diventa debole e inaffidabile, come nel caso della doppia predestinazione. I suoi sostenitori fanno il percorso al contrario: partono da loro conclusioni e poi vanno a ritroso nel testo biblico per cercare una pezza di appoggio. E, onestamente, tutti sappiamo che nella Bibbia possiamo trovare tutto quello che cerchiamo e se non c’è siamo capacissimi di tirarlo in qualche modo fuori, solo perché siamo partiti dalle conclusioni. Il fatto è che partire da premesse ingiustificate significa utilizzare ragioni che non hanno un solido supporto. È come costruire una casa su delle fondamenta traballanti. Il problema è che se le nostre premesse sono deboli, l’intera argomentazione diventa debole. È come cercare di convincere qualcuno di qualcosa senza avere delle buone ragioni a sostegno.
Quando partiamo da premesse ingiustificate, la nostra argomentazione perde credibilità e diventa più facile da contestare per gli altri. È come se cercassimo di convincere qualcuno di qualcosa senza alcuna prova. E’ il caso della cosiddetta dottrina della predestinazione. Quindi, è importante assicurarsi che le nostre premesse siano giustificate e supportate da ragioni in linea con il progetto della storia della salvezza per costruire un argomento forte e affidabile. Agli albori della rivelazione del piano della salvezza troviamo questo enunciato: Or l’Eterno disse ad Abramo: ‘Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò:  e io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione:  e benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra’. 

“Se non sei giustificato a credere ad una conclusione, non sei giustificato a credere alla premessa, e questo significa che l’argomento non ti ha portato da nessuna parte.”

1 commento

  1. La dottrina della doppia predestinazione afferma che Dio ha predestinato alcuni alla salvezza e altri alla dannazione eterna. Questa visione è stata sostenuta, tra gli altri, da Giovanni Calvino, uno dei principali riformatori protestanti. Tuttavia, esistono diverse prove scritturali che mettono in discussione o contraddicono tale dottrina. Eccone alcune:

    1. 1 Timoteo 2:3-4
    «Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.»

    Questo passaggio è fondamentale, poiché afferma chiaramente che Dio desidera la salvezza di tutti gli uomini, non solo di un gruppo predestinato. Se Dio volesse salvare solo alcuni, non avrebbe senso parlare di un desiderio universale di salvezza. La dottrina della doppia predestinazione contraddice questa volontà divina, poiché implica che Dio voglia attivamente la dannazione di alcuni.

    2. 2 Pietro 3:9
    «Il Signore non ritarda nell’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che faccia, ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.»

    Anche qui si ribadisce che Dio non vuole che alcuno perisca, ma che tutti arrivino alla conversione. Questa pazienza divina implica che la salvezza è offerta a tutti, e non riservata a pochi eletti.

    3. Ezechiele 33:11
    «Di’ loro: “Com’è vero che io vivo, dice il Signore Dio, io non provo piacere nella morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva. Convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie! Perché dovreste morire, o casa d’Israele?”»

    Dio non gode nella morte del peccatore, ma desidera che egli si converta e viva. Questo passaggio è un’ulteriore prova del fatto che Dio offre la possibilità di salvezza anche a coloro che vivono nel peccato, contraddicendo l’idea che Dio avrebbe creato alcune persone destinate necessariamente alla dannazione.

    4. Giovanni 3:16-17
    «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.»

    Questo versetto sottolinea l’universalità dell’amore di Dio e dell’offerta di salvezza. Il sacrificio di Cristo è per il “mondo” intero e per chiunque creda in lui, senza limitazioni predefinite a un gruppo predestinato. Inoltre, il versetto successivo chiarisce che la missione di Cristo non è quella di condannare, ma di salvare, il che sembra incoerente con l’idea di una predestinazione alla dannazione.

    5. Romani 10:13
    «Infatti, chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.»

    Il termine “chiunque” non esclude nessuno dalla possibilità di essere salvato, a patto che si penta e invochi il nome del Signore. Anche questo sembra contraddire l’idea che Dio abbia già predestinato alcuni alla dannazione.

    6. Romani 2:6-7
    «Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel bene operare cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, disubbidiscono alla verità e obbediscono all’ingiustizia.»

    Questo passaggio suggerisce che la ricompensa (o punizione) divina è basata sulle scelte morali e sulle azioni umane, non su una predestinazione arbitraria. Dio giudica “secondo le opere”, lasciando spazio al libero arbitrio.

    Considerazioni finali
    La dottrina della doppia predestinazione sembra entrare in conflitto con molti insegnamenti biblici che sottolineano il libero arbitrio umano e il desiderio universale di Dio per la salvezza di tutti. Da questi e altri versetti si evince che Dio non predestina attivamente alcuni alla dannazione, ma offre a tutti la possibilità di salvezza, rispettando la libertà delle loro scelte.

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