Redazione e risorse del web: Per una questione di pura onestà storico-intellettuale insisto sulla figura storico-letteraria del Fariseo perché, come abbiamo avuto modo di mostrare in precedenti articoli, esiste una perniciosa e fuorviante rappresentazione del ruolo e peso intellettuale dei Farisei nel primo secolo della chiesa. Il mio impegno è contribuire al riscatto dei Farisei dai soliti ed acriticamente ripetuti cliché con cui vengono dipinti.

L’articolo di Etka Liebowitz, pubblicato in Melilah, [1] esamina l’immagine dei farisei nei testi del periodo del Secondo Tempio e nella letteratura rabbinica. L’autore analizza la rappresentazione dei farisei da parte di Giuseppe Flavio durante il regno della regina Alessandra, confrontandola con altre fonti contemporanee come il Nuovo Testamento e i documenti di Qumran, oltre alla letteratura rabbinica. L’articolo evidenzia come le descrizioni ostili dei farisei nei testi di Giuseppe Flavio siano esaminate attraverso un’analisi filologica, testuale e critica delle fonti, cercando di spiegare il motivo della descrizione negativa dei farisei nella letteratura rabbinica.
Liebowitz esamina l’accusa di ipocrisia contro i farisei in Matteo 23, collegandola alle referenze allegoriche dei farisei come “Cercatori di cose lisce” nel Pesher Nahum. La conclusione principale è che un pregiudizio anti-fariseo non sia unicamente presente nel Nuovo Testamento, ma anche in fonti ebraiche del periodo del Secondo Tempio. Questo bias è probabilmente il riflesso della rivalità tra vari gruppi religiosi e politici in competizione per il dominio. L’articolo esplora se i farisei fossero una piccola setta religiosa, un partito politico influente o un movimento di massa, e come il loro fenomeno abbia suscitato un notevole dibattito accademico.
Inoltre, l’articolo di Liebowitz considera le motivazioni dietro l’atteggiamento ostile di Giuseppe Flavio verso i farisei, proponendo che questo potrebbe derivare dalle sue fonti, come Nicola di Damasco. Nonostante alcune descrizioni positive dei farisei in Antiquities, il generale atteggiamento critico di Giuseppe suggerisce che i farisei fossero visti come usurpatori potenti e influenti. L’articolo discute anche le descrizioni dei farisei nella letteratura rabbinica, come nel Talmud bSotah 22b, che li rappresenta come ipocriti. Questo tema dell’ipocrisia è paragonato alle descrizioni simili nel Nuovo Testamento e nei testi di Qumran, indicando una tradizione comune di critica dei farisei come falsi interpreti delle Scritture e guide religiose.
[1] “Melilah” è una parola ebraica che significa “racconto” o “narrazione”. Viene spesso utilizzata per indicare una narrazione o una storia, specialmente in contesti letterari o accademici. Nel contesto del titolo della rivista accademica “Melilah”, il termine suggerisce un focus su studi e narrazioni riguardanti la cultura, la storia e la letteratura ebraica.
Domande riepilogative di approfondimento
Qual è l’immagine dei Farisei presentata da Giuseppe Flavio nelle sue opere ‘Guerra Giudaica’ e ‘Antichità Giudaiche’?
Come viene affrontato il tema dell’ipocrisia dei Farisei nel Vangelo di Matteo, nei testi di Qumran e nella letteratura rabbinica?
Quali sono le motivazioni dietro la descrizione negativa dei Farisei nella letteratura rabbinica e come viene spiegata nel documento?
In che modo il documento collega le descrizioni dei Farisei nella letteratura del Secondo Tempio con la politica e le rivalità religiose dell’epoca?
