Ogni giovedì, in diretta alle 10:35 ed in replica la sera alle 20.35, da RVS-Radio Voce della Speranza, va in onda “Testi antichi, temi attuali”, la rubrica ideata e scritta dal sottoscritto. La trasmissione è rintracciarbile nell’archivio di RVS, all’indirizzo di: https://hopemedia.it live
Daniela: Studiare le storie/i racconti di vocazioni che si trovano nell’Antico Testamento è importante per i credenti perché contengono insegnamenti morali e spirituali che sono ancora rilevanti oggi. Ne è convintissimo il nostro Salvatore Loria, che ci terrà compagnia oggi con la sua trasmissione ad hoc: “Testi antichi, temi attuali”. Puoi ricordarci quali sono i quattro punti cardinali del “formato della chiamata nell’Antico Testamento”?
Salvatore: 1) L’iniziativa parte da Dio, 2) La persona scelta reagisce confessando la propria inadeguatezza ed accennando al suo problema specifico, 3) Dio interviene per rimuovere l’ostacolo, 4) Dio rinnova l’incarico
Daniela: La volta scorsa la nostra trasmissione è terminata con il solo accenno al secondo punto. Quindi riprendiamo da lì.
Salvatore: D’accordo ripartiamo quindi dal secondo punto del formato standard di descrivere la vocazione: In una vera chiamata, all’appello di Dio il candidato scelto risponde sempre con una dichiarazione di inadeguatezza. Mosè ha il primato del numero elevato di obiezioni, di ragioni per le quali credeva o diceva di essere la persona meno indicata alla missione alla quale era chiamato. Velocemente rivediamo queste obiezioni:
- E Mosè disse a Dio: ‘Chi son io per andare da Faraone e per trarre i figliuoli d’Israele dall’Egitto?’ [Avrebbe dovuto superare più di un ostacolo, blocco interiore al solo pensiero di tornare in Egitto, dall’omicidio dell’egiziano, alla sfida di dovere affrontare il rappresentante in assoluto del potere politico, economico, militare ed anche culturale del tempo, il faraone]
- Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: L’Eterno non t’è apparso. [Il timore di dovere affrontare lo stesso popolo che quarant’anni prima non aveva afferrato che Dio poteva salvarlo per suo mezzo. Mosè teme l’atteggiamento della sua stessa comunità etnica]
- E Mosè disse all’Eterno: ‘Ahimè, Signore, io non sono un parlatore; non lo ero in passato, e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; giacché io sono tardo di parola e di lingua’. [Questo era il timore peggiore, perché in fondo la sua era una missione incentrata tutta sul linguaggio, sui negoziati verbali, fatti davanti a e con il massimo potere di allora]
- E Mosè disse: ‘Deh! Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!’ In tutto, quattro controindicazioni da parte dello stesso candidato . [Rinuncia all’idea della chiamata]
DANIELA: E tu come leggi queste ammissioni da parte di Mosè?
Salvatore: In che senso?
Daniela: Nel senso di che cosa ti parlano, che cosa stanno ad indicare? Erano scuse, alibi, falsa umiltà, come sostengono a volte alcuni predicatori?
Salvatore: Quella della falsa umiltà è una vecchia favola che io ho sentito per la prima volta quando avevo 16 anni, favola raccontata da un carissimo predicatore, che mi è rimasta impressa.Io leggo le ammissioni, confessioni di inadeguatezza alla chiamata come semplici dichiarazioni di onestà intellettuale, cioè capacità/volontà di essere sinceri e trasparenti nelle proprie riflessioni e argomentazioni. Ma sopratutto come disponibilità a riconoscere i propri limiti. Sono reazioni naturali fatte alla luce della consapevolezza dell’ampiezza e complessità della missione alla quale Mosè era chiamato. 600.000 mila uomini, oltre alle donne e bambini, più le mandrie da trascinarsi dietro, la previsione di un difficile percorso nel deserto, le centinaia di chilometri, le condizioni atmosferiche, i serpenti nel deserto, la mancanza di risorse alimentari, le possibili malattie, l’invecchiamento. Solo uno sconsiderato, un irresponsabile avrebbe accettato l’incarico con nonchalance. I malumori, i mormorii, infatti arriveranno presto ed accompagneranno la storia dell’uscita dall’Egitto e dell’attraversamento del deserto, fino alla vigilia dell’entrata nella terra promessa.
