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Sottomissione alle autorità di governo: Uno studio di Romani 13:1-7

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Segnalazione / Recommended reading

In estrema sintesi, tesi dell’autore: Paolo, nella sua lettera ai Romani 13:1-7, esorta i cristiani ebrei di Roma a sottomettersi alle autorità governative per mantenere l’unità della comunità e prevenire divisioni etniche e nazionalistiche, sottolineando che le autorità sono istituite da Dio e servono per il bene comune, pur riconoscendo che tale sottomissione non è incondizionata ma deve essere valutata alla luce dell’obbedienza a Dio e dell’amore per gli altri.


Estratto:

Matthew G. Neufeld

Romani 13,1-7 è uno dei testi più noti e più discussi del corpus paolino. Storicamente è stato utilizzato da teologi e leader politici per giustificare vari ordini politici, siano essi benevoli o oppressivi nella pratica. Il testo ha anche servito la causa di rivoluzioni volte a liberare gli oppressi da forme di governo ingiuste. Pertanto, un interprete dovrebbe avvicinarsi a Romani 13:1-7 con grande cautela. Il mio tentativo di interpretazione di questo passo controverso si basa sulla comprensione dei destinatari della lettera di Paolo, cioè la situazione delle comunità cristiane a Roma. Sulla base di questa lettura contestuale del testo, spero di dimostrare che in Romani 13,1-7 Paolo non ha esposto una rigida dottrina dello Stato, né delle relazioni tra Chiesa e Stato, ma ha piuttosto dato consigli a una particolare comunità di fede in un particolare contesto storico. In Romani 13,1-7, la preoccupazione di Paolo è principalmente pastorale. Egli consiglia ai cristiani ebrei di Roma di sottomettersi alle autorità di governo. Tale azione avrebbe impedito loro di trattenere le tasse o di essere coinvolti in proteste anti-romane attraverso la simpatia per il nazionalismo ebraico palestinese.

Leggi l’intero articolo: https://directionjournal.org/23/2/submission-to-governing-authorities.html


Elaborazione dell’articolo:

Il documento presenta uno studio dettagliato su Romani 13:1-7, analizzando l’interpretazione dell’apostolo Paolo riguardo alla sottomissione alle autorità governative. L’autore, Matthew G.N. Eufeld, sottolinea come questo passaggio biblico sia stato storicamente utilizzato per giustificare diversi regimi politici e movimenti rivoluzionari, evidenziando la necessità di un’interpretazione cauta e contestualizzata del testo. Eufeld sostiene che la direttiva di Paolo non mira ad instaurare una dottrina fissa sullo Stato o sulle relazioni tra Chiesa e Stato, ma piuttosto a fornire un consiglio specifico per la comunità cristiana di Roma, in un momento storico preciso in cui la sottomissione alle autorità avrebbe evitato conflitti e proteste anti-romane.

Il testo analizza poi l’argomentazione di Paolo, che giustifica la sottomissione alle autorità con vari motivi: l’origine divina delle autorità, il loro ruolo di non essere un terrore per chi fa il bene, e la loro funzione di servitori di Dio per il bene dei romani, per eseguire l’ira sul malfattore, e per la riscossione delle tasse. L’articolo prosegue definendo i termini chiave utilizzati da Paolo e discutendo dell’ambiguità nell’identità delle autorità menzionate, inclinando verso l’interpretazione che si riferiscano a poteri umani e non spirituali.

Infine, l’articolo esplora le possibili circostanze storiche e sociali di Roma che avrebbero potuto influenzare il pensiero di Paolo, come la situazione fiscale sotto Nerone e le tensioni nazionalistiche tra gli ebrei a Roma. Eufeld conclude che Paolo, riconoscendo il rischio di divisioni etniche all’interno della comunità cristiana, consiglia ai cristiani ebrei di accettare il dominio dell’impero e di evitare il nazionalismo giudaico-palestinese, mantenendo così l’unità e la pace nella chiesa di Roma.

Ci chiediamo e rispondiamo:

Qual è l’interpretazione principale che Matthew G. Neufeld propone per Romani 13:1-7 nel contesto delle comunità cristiane a Roma?

L’interpretazione principale proposta da Matthew G. Neufeld per Romani 13:1-7 è che l’apostolo Paolo non stava formulando una dottrina universale sulle relazioni tra Chiesa e Stato, ma piuttosto offriva consigli specifici per la comunità cristiana di Roma in un contesto storico particolare. Neufeld sostiene che la preoccupazione di Paolo era principalmente pastorale e mirava a consigliare i cristiani ebrei di Roma a sottomettersi alle autorità di governo per evitare conflitti e mantenere l’unità all’interno della comunità cristiana, specialmente tra ebrei e gentili. Questo consiglio era motivato dalla necessità di evitare agitazioni nazionalistiche e proteste anti-romane, che avrebbero potuto portare a divisioni e turbamenti, soprattutto in un periodo in cui i cristiani ebrei erano tornati a Roma dopo essere stati esiliati e potevano avere sentimenti nazionalisti legati alla situazione in Palestina.

Nei versetti di Romani 13:1-7 come giustifica Paolo la sottomissione alle autorità di governo?

Paolo giustifica la sottomissione alle autorità di governo in Romani 13:1-7 con diverse ragioni. Primo, afferma che non esiste alcuna autorità se non da Dio e che tutte le autorità esistenti sono state istituite da Dio. Questo implica che resistere all’autorità equivale a resistere all’ordine divino stabilito da Dio stesso. Secondo, Paolo sostiene che i governanti non sono un terrore per chi agisce bene, ma per chi agisce male, suggerendo che il loro ruolo è quello di promuovere il bene e limitare il male. Terzo, descrive l’autorità come serva di Dio in tre modi: per il bene dei cittadini, per eseguire l’ira su chi fa il male e per essere impegnata nella riscossione delle tasse. Inoltre, Paolo collega la sottomissione alle autorità con il dovere di pagare le tasse e offrire rispetto e onore, sottolineando che queste azioni sono obblighi civili dei cristiani romani. La logica di Paolo non è condizionata da una teoria dogmatica o filosofica del potere statale, ma è piuttosto una valutazione della funzione positiva delle autorità dal suo punto di vista all’interno dell’Impero Romano del primo secolo.

Quali sono le principali ipotesi storiche e sociali dietro la lettera ai Romani 13:1-7 secondo lo studio?

Le principali ipotesi storiche e sociali dietro la lettera ai Romani 13:1-7, secondo lo studio presentato, sono le seguenti:

  1. Tassazione sotto Nerone: J. I. H. McDonald suggerisce che Paolo stesse affrontando il problema della tassazione durante l’inizio del regno di Nerone (56-58 d.C.), mettendo in guardia i cristiani romani dall’unirsi a proteste popolari contro l’eccessiva tassazione.
  2. Situazione degli Ebrei a Roma e in Palestina: Marcus Borg propone che la comunità cristiana di Roma avesse una significativa componente ebraica che manteneva legami con la Palestina. Questi cristiani ebrei potevano avere sentimenti nazionalistici e antiromani, influenzati dalle politiche imperiali antiebraiche e dalle difficoltà affrontate dai loro congiunti in Palestina.
  3. Preoccupazione per l’unità della Chiesa: La preoccupazione di Paolo era quella di mantenere l’unità tra i cristiani ebrei e gentili a Roma. Egli consigliava ai cristiani ebrei di sottomettersi alle autorità per evitare di frammentare la comunità lungo linee etniche e per non fomentare sentimenti nazionalistici che avrebbero potuto portare a divisioni.
  4. Resistenza all’entusiasmo: Ernst Käsemann crede che Paolo stesse contrastando un atteggiamento di “entusiasmo”, che poteva portare a guardare con indifferenza o disprezzo le autorità terrene a causa della cittadinanza celeste. Tuttavia, questa interpretazione non trova evidenza diretta nel testo stesso e richiede cautela.

Queste ipotesi non sono mutuamente esclusive e possono essere considerate insieme per comprendere il contesto complesso in cui Paolo scrisse Romani 13:1-7.

Qual è la risposta proposta dal documento all’applicazione di Romani 13:1-7 ai cristiani di oggi?

Il documento propone che, sebbene Romani 13:1-7 sia stato scritto in un contesto storico specifico e con una preoccupazione pastorale per i cristiani ebrei di Roma, i principi espressi da Paolo possono ancora parlare ai credenti di oggi. Tuttavia, si riconosce che l’applicazione diretta di questi versetti ai cristiani contemporanei non è semplice o diretta, data la distanza storica e culturale.

Una risposta proposta è che, mentre tutte le autorità di governo sono istituite da Dio, esse possono essere corrotte dal peccato umano e non sempre riflettono la volontà di Dio. Di conseguenza, se un governo diventa uno strumento di male e di morte, piuttosto che una forza di bene e di ordine, non è più dovere del cristiano sottomettersi e obbedire a tale autorità. Questo è in linea con Atti 5:29, dove si afferma che bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specialmente quando le azioni richieste dal governo sono in conflitto con l’obbedienza a Dio, l’unità dei cristiani e l’amore per gli altri.

Inoltre, il documento suggerisce che una risposta “mennonita” tipica potrebbe enfatizzare che l’obbedienza a Dio e la preoccupazione per l’unità della Chiesa e l’amore per gli altri hanno la precedenza sull’essere soggetti alle autorità di governo. Se un’autorità di governo richiede ai suoi cittadini di compiere atti contrari a questi principi, come partecipare alla guerra, un cristiano può rifiutarsi di sottomettersi e obbedire al governo, ascoltando la chiamata di Dio.

In sintesi, il documento suggerisce che i cristiani di oggi devono esercitare discernimento quando interpretano e applicano Romani 13:1-7, tenendo conto sia del contesto originale in cui Paolo scrisse sia delle circostanze attuali e delle sfide etiche che i credenti affrontano nel loro contesto specifico.

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