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Rinaldi: “Sarei contento se riuscissi a fornire informazioni utili al lettore per consentirgli di fare le sue scelte”

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Autore: Giancarlo Rinaldi

Premessa

Le vie di Dio certamente non sono come quelle dell’uomo. Però si suppone che siano migliori, certamente che non siano peggiori. Immaginate un padre che, nella previsione di avere due figli di pari affetto e diligenza, prima ancora che siano concepiti, stabilisca che all’uno donerà delizie supreme ed eterne mentre all’altro riserverà castighi orribili ed eterni. Ora pensiamo che la migliore designazione che Gesù abbia dato di Dio lo descrive come ‘Padre’. Ve la sentireste di attribuire al Dio che Gesù v’insegnò a invocare come “Padre nostro” il comportamento di quel genitore discriminante? Ve la sentireste di affermare che quel genitore esercita la sua sovranità assoluta talché a noi non è lecito permetterci di formulare giudizio alcuno sul suo operato? In altri termini chi di noi, sano di mente e onesto nei suoi intenti, vorrebbe sporcare l’immagine paterna del Dio proclamato da Gesù con i tratti collerici e sub umani dell’individuo che ha bisogno di proclamare il suo potere infierendo e discriminando? Eppure nella storia del cristianesimo, che è anche storia di uomini e di uomini che sbagliano, non sono mancati ‘teologi’ che hanno avuto il tempo e la fantasia di proclamare un Dio il cui agire è identico a quello del predetto padre ‘discriminante’. La tragedia è che costoro siano andati avanti nei loro ragionamenti dichiarando non solo di farli discendere dalla dottrina della sovranità assoluta di Dio, ma anche di trovarla conforme a ciò che Dio stesso aveva insegnato nelle sue Scritture! Grazie a Dio la dottrina del predestinazionismo, così come la definiremo più compiutamente nel successivo capitoletto, è stata abbandonata dalla stragrande maggioranza degli evangelici ‘riformati’ cioè sottoscrittori dell’insegnamento di Giovanni Calvino. È un po’ come la distanza che costoro hanno preso anche dalla proclività del riformatore ginevrino a tagliar teste o a distruggere col fuoco chi dissentisse dal suo credo. Il tempo, che sovente è galantuomo, ha fatto pulizia di queste ombre ripugnanti che bruttavano la dottrina e la storia dei cristiani. Tuttavia, principiando dagli Stati Uniti, si percepisce ancòra l’azione di una pattuglia ben fornita d’entusiasmo, e ancor più di mezzi economici, la quale pone a fondamento del concetto di Dio il suo esercizio irresistibile di predestinazione. Sembrerebbero, questi ‘neocalvinisti’, gli ultimi eroici protagonisti di quella “guerra dei trent’anni” che infiammò l’Europa dal 1618 al 1648 agitando dapprima questioni d’ortodossia religiosa. Tuttavia la loro apparenza è tutt’altro che guerresca, almeno qui in Italia. Li si riconosce ma non al primo sguardo questi apostoli del predestinazionismo. Sono dediti non tanto alla redenzione degli atei, o alla conversione dei cattolici quanto alla polemica contro questi ultimi; in merito, infatti, alla volontà missionaria va detto che questa viene esercitata all’interno della nostrana galassia evangelica: è una servizievole campagna di “conversione dei convertiti”. Si parte dal presupposto che la loro, e la loro soltanto, sia la “sana dottrina” e che solo i loro siano teologi “di spessore” laddove ogni altro indirizzo di pensiero sia viziato da perniciosa fluidità. Costoro si battono ufficialmente per la libertà delle minoranze, ma se non sei a loro allineato vieni ridotto a ‘minoranza’ e di questa patisci l’ostracismo. In passato tentarono di far celebrare al mondo evangelico un cupo evento come il Sinodo (calvinista) di Dort che, notoriamente, si tradusse in una lotta fratricida, una macelleria sociale e un trionfo dell’intolleranza. Chi scrive ebbe modo d’accender la luce su tale tentativo e, grazie a Dio, di tali celebrazioni non s’è più avuto il coraggio di parlare se non in sordina. Invece ancora si esalta l’azione di uno scolastico calvinista quale Francesco Turrettini e lo si fa proponendone le opere in lingua italiana tra errori di traduzione dal latino e orrori di trascrizioni dal greco. Povero don Francesco, avrebbe forse meritato miglior fortuna proprio qui, nella terra dei suoi avi! Va rilevato, ed è difficile smentire questo dato, che la stragrande maggioranza degli evangelici italiani con il predestinazionismo calvinista non ha niente a che fare. Chi in Italia proclama la buona notizia, chi lo fa scendendo in piazza, tramite la radio, la TV o internet sa di dover annunziare a tutti, dico a tutti gli ascoltatori che è loro riservato da Dio l’esperienza di salvezza. Sono consapevoli, questi proclamatori, che non vi sono liste prestabilite ma che la “buona notizia” sta proprio nel fatto che a chiunque è riservata la concreta possibilità di salvarsi, santificarsi, cambiar vita. I valdesi hanno voltato da tempo le spalle al predestinazionismo grazie a una lettura fondata e competente delle opere di Calvino da parte di un intellettuale del calibro di Giorgio Tourn. I metodisti, che fecero la parte del leone nell’evangelizzazione postrisorgimentale, afferiscono alla tradizione arminiana, non già a quella calvinista. Lo stesso dicasi dell’Esercito della salvezza, delle Chiese di Cristo, della maggior parte dei nostrani battisti. Le Assemblee dei fratelli usarono saggezza nel respingere il tentativo d’intrupparle in una gabbia dottrinale seicentesca ribadendo la loro volontà d’avere la Bibbia, e questa soltanto, come bussola e normativa di fede. E che dire delle Chiese di santità, Chiesa di Dio, Chiesa del Nazareno, Alleanza Cristiana e Missionaria, tutte radicate nell’arminianesimo wesleyano? Per non parlare poi del corpo quantitativamente maggioritario del protestantesimo italiano: la galassia pentecostale, interamente derivata dalle chiese di santità e radicata, teologicamente, nel risveglio inglese del Settecento. Insomma è ben chiaro a ogni onesto osservatore che i seguaci della scolastica calvinista, qui da me definiti ‘predestinazionisti’ sono qualcosa di simile a un esiguo orpello museale che pretende di far la “mosca cocchiera” all’intero protestantesimo italiano. Il successo di queste ‘mosche’ è direttamente proporzionale all’ignoranza dei loro interlocutori in merito alla loro spina dorsale teologica. Nella sua strategia persuasiva il neocalvinista dapprima deve picconare l’apparato dottrinale del suo interlocutore, poi presentargli la sua “teologia sistematica” come unico baluardo di verità. Il tutto avviene a cottura lenta, molto lenta talché chi si dispone a far da discepolo non è neanche pienamente consapevole del suo diventare un “organismo geneticamente modificato” dal punto di vista della sua identità evangelica. Quanto, invece, all’aspetto psicologico, che pure ha la sua enorme importanza, sarà utilissimo persuadere il neo convertito di essere possessore di una conoscenza imbattibile, di gran lunga superiore a quella del conduttore della sua chiesa. Così ci capiterà di vedere incoronati barellisti d’ospedale come presidenti della Commissione per le problematiche sanitarie; maestre di primaria come presidenti della “Commissione Cultura e Formazione”; operatori ecologici di strada come esperti della Commissione sull’urbanizzazione, e così via. Chi scrive non è responsabile di alcuna chiesa o denominazione. Non è mia intenzione ‘convertire’ nessuno. Sarei contento se riuscissi a fornire informazioni utili al lettore per consentirgli di fare le sue scelte. Ritengo dannoso sparare addosso a un credente evangelico una divisa teologica quale che sia. Meglio che egli divenga consapevole di quella che già indossa. Libero poi, se lo vuole, anche di “rinnovare il guardaroba”. Un’ultima riflessione: non ci si dimentichi che Dio, al contrario dell’uomo, vive al di fuori della dimensione temporale: il suo conoscere coincide con il suo volere. Buona lettura!

Scarica il libretto: https://salvatoreloria.it/wp-content/uploads/2024/07/Predestinazione-testo.pdf

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