Titolo originale: Designing the Golden Calf: Pens and Presumption in the Production of a “Divine” Image
Elisabetta VanDyke. Journal of Biblical Literature (2022) 141 (2): 219-233.
https://doi.org/10.15699/jbl.1412.2022.2

Questo articolo riesamina la creazione del vitello d’oro in Esodo 32,4a. Sebbene il testo in questione sia breve, ha rappresentato un rompicapo per traduttori e commentatori fin dai tempi dei LXX e merita di essere rivalutato alla luce di nuovi dati epigrafici e linguistici. L’analisi sintattica e la semitica comparata mostrano che Aronne non solo produsse il vitello, ma lo progettò anche. Questa interpretazione richiede che il verbo del passo,

, sia interpretato secondo i suoi cognomi in accadico e aramaico come “disegnare” o “progettare”. La traduzione che ne deriva risolve le difficoltà grammaticali del testo e si adatta a una maggiore preoccupazione culturale per il “disegno divino” degli oggetti cultuali. Suggerirò anche che l’attrezzo usato da Aronne per disegnare il vitello non era uno strumento di incisione, ma una penna a punta. I manufatti provenienti dall’Egitto e da Kuntillet ‘Ajrud testimoniano come gli antichi scribi abbozzassero, giocassero e si esercitassero con inchiostro e penna prima di creare un prodotto finale. La comprensione dello strumento

in questo modo si adatta anche al suo utilizzo in Isa 8:1 come strumento di scrittura usato su un grande pezzo di papiro. In sintesi, la traduzione “e lo disegnò con una penna a punta e ne fece un vitello di metallo fuso” risolve le difficoltà grammaticali e lessicali del passo e contribuisce alla comprensione della polemica complessiva dell’Esodo contro l’immagine del bovino.
