“L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L’immaginazione circonda il mondo“.
Nell’esercizio della mia lunga professione di giornalista, ho perfezionato la tecnica, cioè l’arte dell’intervista quale strumento efficace per andare oltre il sentito dire, approfondire un tema, scoprire nuovi indizi, avvicinarmi anche se di poco alla verità. Mi riferisco all’intervista elaborata, strutturata, programmata nei minimi dettagli, a partire dalla scenografia naturale o creata ad arte. Da un po’ di tempo a questa parte penso di applicare questo strumento e modalità di apprendimento alla Bibbia con le interviste immaginarie o impossibili. Si parte dalla premessa secondo cui si sa che l’intervista, anche quella immaginaria, può essere un mezzo efficace per l’apprendimento e la comprensione di concetti complessi e figure bibliche. E’ chiaro che il metodo si basa sulla pura immaginazione e sulla creazione di dialoghi ipotetici con individui che pur non potendo rispondere alle nostre domande, “benché morti, parlano ancora”. Il metodo, però, presuppone soprattutto una vasta indagine della materia e del personaggio. Non ci sono domande stupide.
Le interviste immaginarie ai personaggi biblici consentono ai credenti di esplorare idee e motivazioni dietro le loro azioni per comprendere più chiaramente il contesto e le dinamiche coinvolte. Hanno anche il vantaggio di stimolare la creatività e l’immaginazione e pensare in maniera critico-analitica, immaginando scenari plausibili. Troppa scolastica biblica è per me chiusa in schemi interpretativi creati nel corso dei secoli, assunti purtroppo a verità assoluta e riciclati e proposti acriticamente.
Per costruire domande appropriate bisogna basarsi su scenari attuali che ci consentano di operare per “analogia” nella verosimiglianza degli argomenti. Uno dei segreti è calarsi nei panni non solo del personaggio principale ma anche in quelli dell’avversario nel tentativo di vedere la realtà dai punti di vista di tutti i protagonisti di una storia biblica. A mo’ di esempio, nel corso delle mie lezioni per l’applicazione del “Teorema della ragnatela” allo studio della Bibbia, ho suggerito che per comprendere la storia del martirio di Stefano bisogna calarsi nei panni anche degli membri della sinagoga dei Liberti i quali potevano sentirsi obiettivamente offesi, fra l’altro, per le distanze che Stefano aveva preso dagli Israeliti, passando dai “nostri padri” ai “vostri padri”, tanto per chiarire le distanze che intercorrevano non solo tra lui, Stefano, ed i Liberti, ma con tutto Israele. Il lettore fa bene a non schierarsi subito ma ad esprimere un giudizio dopo avere ascoltato le parti.
Le interviste immaginarie o impossibili, come le si voglia chiamare, offrono al predicatore il vantaggio di migliorare le proprie capacità di comunicazione.
Il segreto sta nel basare le proprie domande su fatti ed informazioni appurate di oggi e trasferirle nei contesti biblici.
Bene, detto ciò, giovedì 5 settembre, su RVS, Radio Voce della Speranza, alle 11:00, nel corso di “Testi antichi, temi attuali” debutteremo con una breve intervista a Mosè, prima del suo incontro con Aronne, suo fratello.
N.B. La frase citata nel sottotitolo è attribuita ad Einstein.
