Il quadro psicologico di Mosè al momento della sua uscita di scena come leader d’Israele è complesso e ricco di sfumature:
- Senso di compimento e frustrazione: Mosè aveva guidato il popolo d’Israele per molti anni, affrontando numerose sfide. Sebbene potesse sentirsi soddisfatto per aver portato il popolo vicino alla Terra Promessa, c’era anche una profonda frustrazione per non poter entrare lui stesso in quella terra a causa di un decreto divino [3].
- Responsabilità e preoccupazione: Come leader, Mosè si preoccupava profondamente per il futuro del suo popolo. La transizione di leadership a Giosuè avrebbe potuto generare ansia e preoccupazione riguardo alla capacità del nuovo leader di mantenere l’unità e la fede del popolo [3].
- Riflessione e introspezione: Mosè era noto per la sua mansuetudine e pazienza [4]. Al momento della sua uscita di scena, è probabile che fosse immerso in una profonda riflessione sulla sua vita, le sue scelte e il suo rapporto con Dio. Questo periodo di introspezione avrebbe potuto essere caratterizzato da un mix di gratitudine e rimpianto.
- Accettazione e serenità: Nonostante le difficoltà e le sfide, Mosè mostrava una notevole capacità di accettazione del volere divino. Questa accettazione gli avrebbe permesso di affrontare la fine del suo ruolo con una certa serenità, confidando nel piano di Dio per il futuro del suo popolo [4].
Questi elementi delineano un quadro psicologico di Mosè come un leader profondamente umano, capace di grandi emozioni e riflessioni, ma anche di una straordinaria forza interiore.
[3]: San Vito al Giambellino [4]: Hozana

Accettazio e serenità! Questa è la risposta; di un leader maturo, che è all’ascolto della voce.
Questi elementi delineano un quadro psicologico di Mosè come un leader profondamente umano, capace di grandi emozioni e riflessioni, ma anche di una straordinaria forza interiore.