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Archivi Università di Zurigo, un sermone del 2005, su Romani 13: “Le frasi dell’apostolo Paolo non si adattano al nostro tempo”

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Laboratorio di ricerca, analisi ed elaborazione del sermone

Il sermone presenta un’analisi critica e storica del rapporto tra cristianesimo e autorità statale, basandosi sugli insegnamenti dell’apostolo Paolo in Romani 13:1-7. Viene evidenziato come il testo paolino enfatizzi i doveri civici dei cristiani, includendo il rispetto e il timore delle autorità, nonché l’obbligo di pagare le tasse, senza menzionare diritti democratici o individuali. La predica mette in luce come la visione di Paolo fosse radicata nel suo contesto storico e potesse apparire in disaccordo con gli eventi della vita di Gesù e della stessa fine di Paolo, quest’ultimo possibile martire sotto l’autorità romana. Viene sottolineato come la lettura paolina del rapporto con le autorità sia stata utilizzata in modo problematico nella storia, per esempio da Martin Lutero durante la guerra dei contadini o durante l’era nazionalsocialista in Germania, per limitare la resistenza cristiana al potere ingiusto.

Il sermone prosegue discutendo le implicazioni delle parole di Paolo per i cristiani contemporanei, contrastandole con un insegnamento di Gesù che enfatizza la separazione e l’opposizione tra i suoi seguaci e il mondo. Viene menzionato come tale visione di antagonismo possa essere interpretata in modo estremo e non congruente con la realtà di uno Stato costituzionale liberale in cui i cittadini non sono più sudditi ma partecipi attivi e la polizia è vista come amica e aiutante. Viene posta l’attenzione sul rischio che tale antagonismo possa essere considerato fondamentalista o addirittura paranoico, non in linea con il vissuto di cristiani in una società pacifica e ordinata.

Infine, il sermone propone una rilettura delle parole di Paolo come un messaggio contro il fondamentalismo e per l’armonia tra i cristiani e la società. Paolo viene interpretato come un promotore di un’etica di buona cittadinanza e di un ordine statale che promuove il bene e previene il male. Viene enfatizzata la distinzione tra Stato e Chiesa, con entrambi visti come strumenti divini per il benessere dell’umanità, separati ma complementari. La conclusione è un invito ai cristiani a contribuire e pregare per uno Stato giusto e una società equa, operando sia come cittadini dello Stato che come fedeli, in una democrazia che permette la partecipazione e la responsabilità condivisa.

Laboratorio di ricerca, analisi ed elaborazione del sermone: proposta di presentazione dell’articolo

Il Cristianesimo e l’Autorità Statale: Una Rilettura di Romani 13:1-7

Contenuto

  • Sezione 1: Contesto Storico e Teologico
  • Sezione 2: Interpretazioni e Applicazioni Storiche
  • Sezione 3: Implicazioni per i Cristiani Contemporanei

Sezione 1: Contesto Storico e Teologico

Slide 1.1: L’Insegnamento di Paolo

  • Contesto Romano: Paolo scrive ai cristiani di Roma in un periodo di forte autorità imperiale, enfatizzando l’obbedienza civile come dovere cristiano.
  • Doveri Civici: Il testo paolino mette in luce i doveri dei cristiani verso lo stato, come il rispetto delle autorità e il pagamento delle tasse.
  • Separazione dei Poteri: Paolo introduce una visione che separa la sfera religiosa da quella statale, anticipando concetti moderni di cittadinanza.

Slide 1.2: La Visione di Paolo e Gesù

  • Contrasto con Gesù: Paolo sembra contraddire gli insegnamenti e la vita di Gesù, che spesso si trovava in conflitto con le autorità.
  • Fine di Paolo: La possibile morte di Paolo come martire sotto l’autorità romana solleva interrogativi sulla sua enfasi sull’obbedienza allo stato.
  • Interpretazione Contestuale: La necessità di interpretare il messaggio di Paolo nel suo contesto storico, riconoscendo le differenze con il mondo contemporaneo.

Slide 1.3: Separazione tra Chiesa e Stato

  • Teoria dello Stato Cristiano: L’idea di Paolo di un’autorità statale autonoma dalla religione ha influenzato il pensiero di Agostino e Lutero.
  • Impulsi per gli Stati Moderni: La distinzione tra Chiesa e Stato è stata fondamentale per lo sviluppo degli Stati moderni.
  • Benefici della Separazione: La separazione tra Chiesa e Stato è vista come vantaggiosa e progressiva, contrastando con situazioni in cui la religione domina la politica.

Slide 1.4: Autorità e Obbedienza nella Bibbia

  • Dichiarazioni Contraddittorie: Le affermazioni di Paolo sulla giustezza delle autorità si scontrano con gli eventi della vita di Gesù e la stessa fine di Paolo.
  • Resistenza e Autorità: La storia del cristianesimo mostra come le parole di Paolo siano state interpretate in modi diversi, a volte con conseguenze fatali.
  • Rilevanza per i Cristiani: La necessità di riconsiderare le parole di Paolo alla luce della storia e della teologia cristiana.

Sezione 2: Interpretazioni e Applicazioni Storiche

Slide 2.1: Lutero e la Guerra dei Contadini

  • Giustificazione della Guerra: Lutero utilizzò le parole di Paolo per giustificare la repressione dei contadini ribelli.
  • Conseguenze: L’interpretazione di Lutero portò a un violento conflitto e alla soppressione della libertà e della democrazia.
  • Mentalità del Suddito: La mentalità prussiana del suddito e l’obbedienza allo stato furono influenzate dall’interpretazione paolina.

Slide 2.2: Il Nazionalsocialismo e la Resistenza

  • Paralisi della Resistenza: Durante il nazionalsocialismo, le parole di Paolo furono usate per limitare la resistenza cristiana contro il potere ingiusto.
  • Vittime delle Autorità: Gesù e Paolo stessi furono vittime di ingiustizie da parte delle autorità, mettendo in discussione l’assolutizzazione dell’obbedienza.
  • Differenze di Interpretazione: Le diverse letture delle parole di Paolo riflettono la complessità dell’interazione tra fede e potere politico.

Slide 2.3: La Mentalità del “Noi contro il Mondo”

  • Fondamentalismo e Sectarismo: La distinzione netta tra i cristiani e il mondo può portare a una mentalità fondamentalista o settaria.
  • Rischi del Fondamentalismo: L’associazione tra fondamentalismo e paranoia, e il rifiuto di una visione estremista del cristianesimo.
  • Cristiani e Società: L’importanza di vivere in armonia con la società e di rifiutare un’opposizione totale allo stato.

Slide 2.4: Paolo e l’Antifondamentalismo

  • Opposizione al Fondamentalismo: Paolo si oppone al fondamentalismo e promuove l’armonia tra i cristiani e la società.
  • Etica di Buona Cittadinanza: Paolo come promotore di un’etica che incoraggia i cristiani a essere buoni cittadini e a sostenere un ordine statale giusto.
  • Stato e Chiesa: La distinzione tra Stato e Chiesa come strumenti divini per il benessere dell’umanità, separati ma complementari.

Sezione 3: Implicazioni per i Cristiani Contemporanei

Slide 3.1: Cristianesimo in uno Stato Costituzionale Liberale

  • Cambiamento di Paradigma: La transizione da sudditi a cittadini attivi in uno stato costituzionale liberale.
  • Polizia come Amico e Aiutante: La percezione moderna della polizia e dello stato come servizi a disposizione dei cittadini.
  • Stato non Autoritario: La caratterizzazione dello stato moderno come non autoritario e come agenzia di servizi.

Slide 3.2: Responsabilità dei Cristiani Oggi

  • Doppia Cittadinanza: I cristiani come cittadini dello stato e fedeli, con responsabilità in entrambi i ruoli.
  • Contributo alla Società: L’invito ai cristiani a contribuire attivamente a uno stato giusto e una società equa.
  • Preghiera e Partecipazione: La preghiera per uno stato buono e la partecipazione democratica come espressioni della volontà di Dio.

Slide 3.3: Rilettura delle Parole di Paolo

  • Contro il Fondamentalismo: Interpretare le parole di Paolo come un messaggio contro il fondamentalismo e per l’armonia sociale.
  • Promozione del Bene: Lo stato come promotore del bene e prevenzione del male, con i cristiani che sostengono questo ruolo.
  • Fede e Anarchia: La fede cristiana non come promotrice di anarchia, ma di un ordine statale funzionante.

Slide 3.4: Chiesa e Stato nella Democrazia Moderna

  • Separazione Progressiva: La separazione tra Chiesa e Stato come sviluppo positivo e necessario per la società moderna.
  • Modello di Cittadino Moderno: Il cristiano come cittadino che vive la sua fede ma dipende anche da un ordine statale funzionante.
  • Influenza sulla Cultura Occidentale: L’impatto delle parole di Paolo sulla cultura occidentale e l’idea di cittadinanza moderna.

Sintesi del sermone:

Il sermone di Dinkel su Romani 13:1-7 esplora il rapporto tra cristianesimo e autorità statale, partendo dagli insegnamenti dell’apostolo Paolo. Il sermone inizia con una riflessione sull’educazione civica, sottolineando come Paolo, cittadino dell’Impero romano, scriva un testo austero che si concentra sui doveri civici dei cristiani, come il rispetto delle autorità e il pagamento delle tasse, senza menzionare i diritti democratici o individuali. Paolo afferma che tutte le autorità sono ordinate da Dio e che resistere a esse equivale a resistere al comando divino.

Il sermone prosegue analizzando come queste parole siano state interpretate e applicate storicamente. Ad esempio, Martin Lutero utilizzò le frasi di Paolo per giustificare la guerra dei principi contro i contadini nel 1525, portando a un terribile bagno di sangue. Nella Prussia protestante, l’obbedienza alle autorità divenne una dottrina di Stato, sopprimendo la democrazia e la libertà. Durante l’epoca nazionalsocialista, molti cristiani non osarono opporre resistenza alle autorità, paralizzati dalle parole di Paolo.

Dinkel evidenzia anche il contesto storico in cui Paolo scrive, intorno al 60 d.C., e come le sue parole possano sembrare discutibili alla luce delle persecuzioni subite da Gesù e dallo stesso Paolo per mano delle autorità romane. Paolo, cittadino romano, fu imprigionato e probabilmente morì come martire, sollevando dubbi sulla sua enfasi sull’obbedienza alle autorità.

Il sermone sottolinea la distinzione che Paolo fa tra Stato e Chiesa, un concetto che fu sviluppato ulteriormente da Agostino e Lutero, e che ha influenzato la nascita degli Stati moderni. Questa separazione è vista come vantaggiosa, soprattutto se confrontata con situazioni in cui il clero controlla lo Stato, come in Iran, o dove le qualità religiose sono attribuite al leader dello Stato, come in Corea del Nord.

Dinkel critica il fondamentalismo e il settarismo, sottolineando che Paolo si oppone a una pietà che si ritira dal mondo. Paolo promuove l’idea che l’ordine statale è di per sé una cosa buona, che serve alla vita, alla promozione del bene e alla prevenzione del male. I cristiani, secondo Paolo, non devono ritirarsi dal mondo, ma vivere in armonia con esso, sostenendo lo Stato e partecipando attivamente alla vita civica.

Infine, il sermone invita i cristiani a essere buoni cittadini, a pregare per uno Stato giusto e a contribuire alla formazione di una comunità funzionante. La fede cristiana, secondo Paolo, non vuole l’anarchia, ma un ordine statale funzionante che promuova opportunità di vita per tutti.

Sermone del Prof Dr Christoph Dinkel, predicato il 30 ottobre 2005, molto pertinente al nostro tema della settimana su che cosa significhi veramente Romani 13:1-7:

Cara comunità!
“Civica” – questo potrebbe essere il titolo del testo del sermone di oggi. Un testo di educazione civica per i cristiani, scritto dall’apostolo Paolo, cittadino dell’Impero romano. Lo stile di questo testo di educazione civica è piuttosto austero. Otto Schily e Günther Beckstein sono chiaramente superati a destra. Nell’educazione civica dell’apostolo non si trova nulla sui diritti democratici, né tanto meno sui diritti dell’individuo nei confronti dello Stato. Si tratta soprattutto di doveri, di doveri civici, del dovere di pagare le tasse, del dovere di rispettare, onorare e temere le autorità. Ho letto Romani 13:1-7.

Ognuno sia sottomesso alle autorità che hanno potere su di lui. Infatti non c’è autorità se non da Dio; ma dove c’è autorità, questa è ordinata da Dio. Chi dunque resiste all’autorità, resiste al comando di Dio; ma chi vi resiste porta su di sé il giudizio. Infatti, coloro che hanno autorità non sono da temere per le opere buone, ma per le opere cattive.
Ma se non volete temere le autorità, fate il bene e ne riceverete lode. Perché essa è serva di Dio per il vostro bene. Ma se fate il male, temete, perché essa non porta la spada invano: è serva di Dio ed esegue il giudizio su coloro che fanno il male.
Perciò è necessario sottomettersi, non solo per la punizione, ma anche per la coscienza. È per questo che si pagano le tasse, perché sono servi di Dio, costantemente intenti a questo servizio. Rendete dunque a ciascuno ciò che gli spetta: l’imposta a chi è dovuta l’imposta; il tributo a chi è dovuto il tributo; il timore a chi è dovuto il timore; l’onore a chi è dovuto l’onore.

(1) Phew! Bisogna fare un respiro profondo. Non siamo più abituati a discorsi così duri sull’ordine pubblico. Viviamo in uno Stato costituzionale liberale. Non siamo più sudditi, ma liberi cittadini. La polizia si vede come un amico e un aiutante. Il nostro Stato non è uno Stato autoritario. Piuttosto, cerca di presentarsi come una moderna agenzia di servizi di cui possiamo usufruire come clienti. Personalmente, ricordo solo la sensazione di trovarmi di fronte a un’autorità che si occupa dei controlli di frontiera quando viaggiavo nella DDR. Siamo felici che quei tempi siano finiti.

Innanzitutto, le frasi dell’apostolo Paolo non si adattano al nostro tempo. La loro immagine dello Stato, la loro immagine della società, differiscono fondamentalmente dalla nostra. Ma anche nel suo contesto storico, cioè all’epoca della sua composizione, intorno al 60 d.C., è improbabile che le parole di Paolo abbiano incontrato l’approvazione unanime dei suoi concittadini cristiani. “Non c’è autorità se non da Dio”. – Se questo è vero, allora anche le autorità che hanno condannato a morte Gesù provenivano da Dio. E se le autorità brandiscono giustamente la spada e premiano i buoni e puniscono i malvagi, allora alla fine probabilmente anche Gesù è stato giustamente inchiodato alla croce. L’apostolo può davvero dire questo?

Anche se guardiamo al destino di Paolo, le frasi che ha scritto sembrano piuttosto discutibili. A differenza di Gesù, Paolo era cittadino romano. Invocò questa cittadinanza in tribunale e così sfuggì a una rapida esecuzione, come si legge negli Atti degli Apostoli. Ma nonostante la sua cittadinanza romana, Paolo fu imprigionato a lungo senza una buona ragione e infine trasportato in nave a Roma per essere processato. Non sappiamo esattamente cosa sia successo lì, ma è molto probabile che sia morto come martire. Paolo avrebbe scritto le sue frasi nello stesso modo se avesse saputo della sua fine per mano delle autorità romane? I dubbi sono giustificati.

In ogni caso, una cosa è chiara: le dichiarazioni di Paolo contraddicono apertamente ciò che è accaduto a Gesù e anche a Paolo per mano delle autorità romane. Lo si è sempre saputo nella storia del cristianesimo. Eppure, in alcuni momenti, le frasi dell’apostolo hanno avuto un impatto talvolta fatale.
Nel 1525, Martin Lutero cercò di giustificare la guerra dei principi contro i contadini invocando le frasi e i pensieri dell’apostolo. La rivolta dei contadini appariva come una rivolta contro le autorità legittime, e tale rivolta poteva essere combattuta con ogni mezzo necessario. Il risultato fu un terribile bagno di sangue tra i contadini.
Con riferimento a San Paolo, nella Prussia protestante si sviluppò la famosa mentalità prussiana del suddito. L’obbedienza divenne la dottrina dello Stato. La democrazia e la libertà furono soppresse per lungo tempo, anche se altre frasi dell’apostolo avrebbero indicato una direzione diversa.
Poiché avevano in mente le frasi di Paolo, molti cristiani non osarono opporre resistenza durante l’epoca nazionalsocialista. Le autorità vengono da Dio. Esse brandiscono giustamente la spada. Queste frasi dell’apostolo paralizzarono la resistenza religiosa in Germania. E questo nonostante il fatto che Gesù e San Paolo fossero essi stessi vittime di ingiustizie da parte delle autorità.

(2) Un atteggiamento completamente diverso nei confronti dello Stato e delle autorità è espresso nelle frasi che abbiamo ascoltato come letture della Scrittura. Qui la situazione di persecuzione è al centro della scena. Mentre si congeda dai suoi discepoli, poco prima della sua esecuzione, Gesù parla dell’odio del mondo verso di lui e i suoi seguaci. Gesù ritiene che questo odio sia del tutto naturale, perché i seguaci di Gesù sono fondamentalmente separati dal mondo circostante dalla loro elezione divina. Questa differenza fondamentale deve portare all’odio e alla persecuzione. Non c’è nulla in comune. Non si può parlare di obbedienza alle autorità, di autorità che brandiscono giustamente la spada e premiano i buoni e puniscono i malvagi. I cristiani costituiscono una sfera completamente separata. L’ambiente, lo Stato, sono nemici di Dio.

Considerando la situazione storica, la situazione di persecuzione dei cristiani da parte dello Stato romano e delle autorità ebraiche, le parole che vengono messe in bocca a Gesù nel Vangelo di Giovanni come discorso di addio sono più che comprensibili. Nella storia del cristianesimo si sono verificate più volte situazioni di persecuzione di questo tipo e in alcuni Paesi del mondo esistono ancora oggi. Ma per il nostro contesto, per la situazione di noi cristiani dell’Europa centrale all’inizio del XXI secolo, questa è anche una prospettiva estranea che difficilmente possiamo far fruttare per la nostra vita e per la nostra situazione di cittadini.

Peggio ancora, chiunque oggi tracci una distinzione così netta tra se stesso come gruppo scelto da Dio e tutti gli altri come mondo malvagio è inevitabilmente sospettato di essere paranoico o fondamentalista. La prospettiva del “noi contro il resto del mondo” ci è fatalmente familiare grazie ai pronunciamenti dei terroristi islamici. Non vogliamo avere nulla a che fare con questa mentalità. Noi facciamo parte di questo mondo. Ci piace vivere sulla terra di Dio. Ci piace la vita e siamo felici quando viviamo più o meno in armonia con il nostro ambiente. Possiamo capire quando i cristiani perseguitati cercano di differenziarsi fondamentalmente dal loro ambiente. Ma questo non fa per noi, non si adatta al nostro mondo e non si adatta nemmeno a noi.

(3) Se guardiamo di nuovo alle parole dell’apostolo Paolo nel nostro sermone su questo sfondo, esse ci mostrano improvvisamente un lato completamente nuovo che non era ancora visibile. Paolo è anche preoccupato di essere in armonia con il suo ambiente, per quanto possibile. E Paolo è consapevole dei pericoli di una pietà fondamentalista che si ritira dal mondo in un angolo pio per condurre un’esistenza speciale e infruttuosa. Paolo è ben consapevole di queste tendenze fondamentaliste di alcuni suoi compagni cristiani ed è proprio a queste che cerca di opporsi. Le parole di Paolo, quindi, non sono tanto un discorso di ordine pubblico che guarda al passato. Vogliono essere soprattutto antifondamentaliste: voi cristiani non avete il diritto di ritirarvi dal mondo. L’ordine statale è di per sé una cosa buona. Serve alla vita, alla promozione del bene e alla prevenzione del male. Non siate così arroganti da pensare di avere il diritto di tenere le distanze da tutto questo. Vivete anche del fatto che lo Stato funziona, che raccoglie le tasse e organizza l’ordine pubblico. Perché non mascherate la vostra riluttanza a pagare le tasse e il vostro disprezzo per i politici con motivazioni religiose? La fede cristiana non vuole l’anarchia, la fede cristiana vuole un ordine statale funzionante. I cristiani dovrebbero essere buoni cittadini perché Dio non vuole il caos, ma una comunità intatta che promuova opportunità di vita per tutti.

(4) Sullo sfondo del fanatismo religioso e del settarismo, le parole dell’apostolo Paolo, che a prima vista sembrano così lontane, sviluppano una piacevole spinta antifondamentalista. Ma non solo. Le osservazioni di Paolo hanno anche un taglio anticlericale piuttosto efficace. Paolo, infatti, più di chiunque altro prima di lui, fa una distinzione molto chiara tra le autorità e la religione, cioè tra lo Stato e la Chiesa. Entrambi hanno i loro diritti e i loro compiti. Entrambi sono nominati da Dio per promuovere il benessere dell’umanità. In questo senso, entrambi adempiono a un mandato divino e sono sotto la supervisione di Dio. Ma lo Stato non dipende dalla rispettiva religione dominante. L’autorità statale segue la propria logica e le proprie leggi; è autonoma dalla religione e dal clero.

Ciò a cui allude Paolo fu poi sviluppato in una teoria dello Stato cristiano da Agostino e ancor più da Martin Lutero. Il riconoscimento da parte di Lutero dell’autonomia dello Stato nei confronti del clero e della religione è stato uno degli impulsi decisivi per la nascita degli Stati moderni in cui Stato e Chiesa operano separatamente e il personale statale e religioso è distinto. Possiamo facilmente vedere quanto questa separazione sia vantaggiosa e progressiva se guardiamo a Stati come l’Iran, dove il clero cerca di controllare tutti i settori dello Stato. Anche il caso inverso, in cui – come in Corea del Nord – le qualità religiose sono attribuite al leader dello Stato, ci sembra oggi una reliquia del passato. È un bene che, sulla scia del nostro sermone, la religione cristiana e la cultura occidentale abbiano imparato a distinguere tra Chiesa e Stato, tra legge e religione. Sarebbe bello se questa consapevolezza prevalesse finalmente anche nei Paesi islamici e le chiese cristiane non fossero più soppresse.

(5) Per quanto possano sembrare strane all’inizio, le parole dell’apostolo Paolo hanno aperto la porta alla società moderna. Sono l’inizio di un’idea moderna di cittadino che, da un lato, aderisce alla sua religione con fede e convinzione, ma che allo stesso tempo sa di dipendere da un ordine statale e da una comunità funzionante, indipendentemente dal fatto che questo Stato sia cristiano o meno.

Nella sua difesa dello Stato, l’apostolo Paolo si oppone a tutti gli approcci fondamentalisti e settari. Egli sottolinea che Dio governa e sostiene il mondo anche con l’aiuto dello Stato e dei suoi organi. Ovunque lo Stato aiuti il diritto e la giustizia a prevalere, agisce nello spirito e per conto di Dio. Per i cristiani è un dovere civico e religioso sostenere lo Stato in questo compito. La volontà di Dio, infatti, non si realizza al di fuori degli affari secolari e statali, ma al loro interno. Uno Stato ben gestito e una comunità funzionante sono doni di Dio. Possiamo quindi anche pregare Dio per uno Stato buono e una società giusta. E poiché non viviamo in uno Stato autoritario, ma in una democrazia, possiamo anche partecipare alla formazione della nostra comunità e assumerci le nostre responsabilità – come cittadini dello Stato e allo stesso tempo come cristiani. – Amen.

https://www.theologie.uzh.ch/predigten/roemer-131-7-und-johannes-1518-21/

Photo credit: https://www.zuerich.com/it/visitare/informazioni-su-zurigo/le-universita

​L’Università di Zurigo, fondata nel 1833, è una delle principali istituzioni accademiche della Svizzera. Ha ospitato illustri professori come Albert Einstein e Georg Büchner. La Polyterrasse, situata tra l’ETH e l’Università di Zurigo, offre una vista panoramica sulla città [1][2][3]. Fonti:
[1] Georg Büchner – l’autore del “Woyzeck” a Zurigo | Benvenuti
[2] Albert Einstein a Zurigo: da insegnante privato a professore | Benvenuti
[3] Polyterrasse | Attrazioni di Zurigo


Laboratorio di ricerca, analisi ed elaborazione del sermone

Domande di approfondimento:

  • Come descrive l’autore l’educazione civica presentata dall’apostolo Paolo?
  • Quali esempi storici vengono citati per dimostrare l’impatto delle parole di Paolo sulla società?
  • In che modo il documento discute l’interpretazione delle parole di Paolo durante il regime nazionalsocialista?
  • Qual è la posizione dell’autore riguardo al rapporto tra Chiesa e Stato secondo l’insegnamento di Paolo?

In estrema sintesi: Il sermone esamina criticamente il rapporto tra cristianesimo e autorità statale attraverso l’interpretazione storica e contemporanea degli insegnamenti di Paolo in Romani 13:1-7, evidenziando come il testo sia stato utilizzato in vari contesti storici per giustificare l’obbedienza alle autorità, pur riconoscendo la sua problematicità e la necessità di una lettura che promuova l’armonia tra i doveri civici e la fede cristiana in un contesto democratico moderno.

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L’interpretazione di Magdeburgo di Romani 13: una giustificazione luterana della resistenza politica

Martin Lutero e, di conseguenza, i luterani hanno la reputazione di essere quietisti, dinon voler “agitare le acque” ma di accettare l’ordine politico esistente. Mentre Thomas Muentzer, un leader anabattista radicale, promuoveva la Rivolta dei contadini del 1525, Lutero invitava all’obbedienza allo Stato. Secondo molti luterani ancora oggi, i coloni americani hanno commesso un peccato dichiarando la loro indipendenza dall’Inghilterra nel 1776. Questo, tuttavia, non è l’unico modo di pensare luterano, né questo pensiero riflette necessariamente la visione matura di Lutero sui doveri dei cittadini e dei magistrati cristiani di fronte alla tirannia.

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LogoN.B. Se ti chiedi perché io faccia uso di mappe mentali e outline (schemi) a mo’ di presentazione, la mia risposta è che fin  dalle Medie ho sempre pensato “per analogia” e “per associazione”, “a grappolo”, si direbbe oggi. E’ solo pensando così che mi riesce facile poi creare un nesso tra un testo, come la Bibbia,  così lontano da noi storicamente e greograficamente ed il nostro secolo ed alla fine dare un senso di attualità alla stessa Bibbia. Ad Alessandra Testa è attribuita questa descrizione del fenomeno creativo che modestamente credo faccia al nostro caso:  “La creatività è uno stile di pensiero che si esprime in processi mentali caratteristici. Procede essenzialmente per associazioni tra idee, concetti, fatti, e dà origine a idee e concetti nuovi, invenzioni, scoperte: insomma, a risultati tanto originali quanto efficaci”.

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Spiegazione della Mappa Mentale: ⬆︎

  1. Educazione civica
    • Apostolo Paolo: Autore del testo, cittadino dell’Impero romano.
    • Impero romano: Contesto storico in cui Paolo scrive.
  2. Doveri civici
    • Sottomissione: Obbligo di rispettare le autorità.
    • Tasse: Dovere di pagare le tasse come parte dell’obbedienza civile.
  3. Autorità romane
    • Resistenza: Conseguenze della resistenza alle autorità.
    • Opere cattive: Le autorità puniscono le opere cattive.
  4. Autorità ebraiche: Contesto delle persecuzioni dei cristiani.
  5. Immagine dello stato
    • Difesa dello stato: Paolo difende l’ordine statale.
    • Religione dominante: Distinzione tra Stato e religione.
  6. Immagine della società
    • Cittadinanza romana: Paolo come cittadino romano.
    • Cristiani: Ruolo e doveri dei cristiani nella società.
    • Ambiente storico: Contesto storico delle persecuzioni.
  7. Fondamentalismo: Paolo si oppone al fondamentalismo e al settarismo.

Questa mappa mentale riassume i concetti chiave del sermone, evidenziando le relazioni tra i vari termini e il contesto storico e teologico in cui Paolo scrive.

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Focus su Fondamentalismo, anche se ho l’impressione che il termine sia usato un po’ anacronistacamente, retroattviamente,  perché, come spiega la Britannica, il termine fondamentalista “fu coniato nel 1920 per descrivere i protestanti evangelici conservatori che sostenevano i principi esposti in The Fundamentals: A Testimony to the Truth (1910-15), una serie di 12 opuscoli che attaccavano le teorie moderniste della critica biblica e riaffermavano l’autorità della Bibbia”.

Nel contesto del sermone di Dinkel su Romani 13:1-7, il concetto di fondamentalismo è trattato in modo critico e viene contrapposto a una visione più armoniosa e integrata del ruolo dei cristiani nella società.

Fondamentalismo e Separazione dal Mondo ⬆︎

  • Definizione e Critica: Il fondamentalismo è descritto come un atteggiamento di separazione radicale dal mondo circostante, caratterizzato da una visione dicotomica di “noi contro il resto del mondo”. Questo atteggiamento è paragonato a quello dei terroristi islamici, che vedono il mondo esterno come malvagio e se stessi come un gruppo scelto da Dio.
  • Paolo contro il Fondamentalismo: L’apostolo Paolo, secondo Dinkel, si oppone a questa mentalità fondamentalista. Paolo è consapevole dei pericoli di una pietà che si ritira dal mondo per condurre un’esistenza speciale e infruttuosa. Le sue parole sono interpretate come un invito ai cristiani a non ritirarsi dal mondo, ma a vivere in armonia con esso.

Antifondamentalismo di Paolo ⬆︎

  • Ordine Statale e Bene Comune: Paolo sostiene che l’ordine statale è di per sé una cosa buona, che serve alla vita, alla promozione del bene e alla prevenzione del male. Egli invita i cristiani a non disprezzare le autorità e a non mascherare la loro riluttanza a pagare le tasse con motivazioni religiose.
  • Distinzione tra Stato e Chiesa: Paolo fa una chiara distinzione tra le autorità statali e la religione, affermando che entrambi hanno i loro diritti e compiti, e che entrambi sono nominati da Dio per promuovere il benessere dell’umanità. Questa distinzione è vista come un antidoto al fondamentalismo, che spesso cerca di fondere religione e politica in modo pericoloso.

Implicazioni per i Cristiani Contemporanei ⬆︎

  • Partecipazione e Responsabilità: Dinkel sottolinea che i cristiani dovrebbero essere buoni cittadini e partecipare attivamente alla vita dello Stato, contribuendo alla formazione di una comunità giusta e funzionante. La fede cristiana, secondo Paolo, non vuole l’anarchia, ma un ordine statale funzionante.
  • Critica al Clericalismo: Le osservazioni di Paolo hanno anche un taglio anticlericale, opponendosi a un controllo eccessivo del clero sugli affari statali. Questo è visto come un impulso decisivo per la nascita degli Stati moderni, dove Stato e Chiesa operano separatamente.

Conclusione ⬆︎

Il sermone di Dinkel utilizza il concetto di fondamentalismo per evidenziare i pericoli di una visione religiosa che si isola dal mondo e si oppone all’ordine statale. Al contrario, Paolo è presentato come un promotore di un’etica di buona cittadinanza e di un ordine statale che promuove il bene comune. Questa visione antifondamentalista è vista come fondamentale per la costruzione di una società moderna e giusta, in cui i cristiani partecipano attivamente come cittadini responsabili.

Citazione dal sermone: “Se guardiamo di nuovo alle parole dell’apostolo Paolo nel nostro
sermone su questo sfondo, esse ci mostrano improvvisamente un
lato completamente nuovo che non era ancora visibile. Paolo è
anche preoccupato di essere in armonia con il suo ambiente, per
quanto possibile. E Paolo è consapevole dei pericoli di una pietà
fondamentalista che si ritira dal mondo in un angolo pio per
condurre un’esistenza speciale e infruttuosa. Paolo è ben
consapevole di queste tendenze fondamentaliste di alcuni suoi
compagni cristiani ed è proprio a queste che cerca di opporsi.”

 


Sì, si può parlare in Paolo, secondo la ricostruzione che ne fa Dinkel, di una netta separazione tra Chiesa e Stato anticipando così di quasi duemila anni la visione di Cavour “libera Chiesa in libero Stato” nel contesto del sermone su Romani 13:1-7 di Dinkel? E’ assolutamente lecito. Vediamo.

Analisi del Contesto ⬆︎

  1. Teoria dello Stato Cristiano: Il sermone fa riferimento a come Paolo, e successivamente Agostino e Martin Lutero, abbiano sviluppato una teoria dello Stato cristiano che riconosce l’autonomia dello Stato dalla religione e dal clero. Questo concetto è stato fondamentale per la nascita degli Stati moderni, dove Stato e Chiesa operano separatamente.
  2. Separazione Vantaggiosa: La separazione tra Stato e Chiesa è vista come vantaggiosa e progressiva. Il sermone cita esempi come l’Iran, dove il clero cerca di controllare tutti i settori dello Stato, e la Corea del Nord, dove le qualità religiose sono attribuite al leader dello Stato, per evidenziare i problemi di una mancata separazione.
  3. Antifondamentalismo di Paolo: Paolo si oppone a una pietà fondamentalista che si ritira dal mondo e promuove invece l’idea che l’ordine statale è di per sé una cosa buona, che serve alla vita, alla promozione del bene e alla prevenzione del male. Egli distingue chiaramente tra le autorità statali e la religione, affermando che entrambi hanno i loro diritti e compiti, e che entrambi sono nominati da Dio per promuovere il benessere dell’umanità.
  4. Critica al Clericalismo: Le osservazioni di Paolo hanno anche un taglio anticlericale, opponendosi a un controllo eccessivo del clero sugli affari statali. Questo è visto come un impulso decisivo per la nascita degli Stati moderni, dove Stato e Chiesa operano separatamente.

Conclusione ⬆︎

La visione di Paolo, come interpretata nel sermone di Dinkel, anticipa chiaramente la visione di Cavour di “libera Chiesa in libero Stato”. Paolo promuove un ordine statale autonomo dalla religione, dove entrambi, Stato e Chiesa, operano separatamente ma in armonia per il bene comune. Questa separazione è vista come essenziale per una società moderna e giusta, in cui i cristiani possono essere buoni cittadini senza confondere i ruoli della religione e dello Stato.

P.S. Sulla paternità della formula “Libera Chiesa in Libero Stato” la Treccani ci correggerebbe, in quanto la frase sarebbe stata “coniata da C. de Montalembert e pronunciata più volte da C. Benso di Cavour, fra l’altro, nel discorso al Parlamento con cui appoggiò l’ordine del giorno che acclamava Roma capitale d’Italia (27 marzo 1861)”.

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