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Le basi logiche di Paolo in Romani 9-11

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579 parole, tempo di lettura 3 minuti

Corso di Introduzione alla logica e pensiero critico applicato all’esame analitico della letteratura del Nuovo Testamento. Lezione X

Le basi logiche della negazione forte di Paolo: Assolutamente no, Dio non ha reietto il suo popolo”

In Romani 9-11 è in corso una discussione immaginaria ma assolutamente verosimile ed altamente logica, che inquadra gli sviluppi del movimento di Gesù nel primo secolo che da Antiochia in poi assumerà poi il nome di Cristianesimo o seguaci di Cristo. Con l’ago della bilancia chiaramente pendente sulla risposta entusiasta dei non Ebrei al messaggio degli apostoli, sorge spontanea la domanda che fine ha fatto Israele nella storia della Salvezza? Per alcuni la conclusione è: Dio ha reietto Israele! La risposta netta e perentoria di Paolo non si fa attendere: Assolutamente no! Non può essere così (quest’ultima traduzione è più vicina letteralmente al greco). Qui si vuole allertare il lettore al peso della negazione : Assolutamente no, cioè non è vero che… usata da Paolo nella discussione. Dove risiede la forza dell’argomentazione?

In una discussione altamente logica come quella in atto nella famosa sezione 9-11 della lettera ai Romani, l’affermazione in Romani 11:1-2 “Assolutamente no”, che può essere interpretata come “non è il caso che”, ha un peso significativo in quanto serve come forte negazione della proposizione degli interlocutori immaginati da Paolo e secondo i quali Dio avrebbe reietto Israele. Ecco dove risiede la forza dell’argomentazione di Paolo:

  1. La chiarezza del rifiuto: La frase indica chiaramente il rifiuto definitivo di una proposizione illogica. Lascia poco spazio all’ambiguità, rendendo chiaro che l’autore non accetta l’affermazione secondo cui Dio avrebbe rifiutato Israele.
  2. Coerenza logica: L’uso della negazione consente di stabilire la coerenza logica di dell’intera argomentazione del carattere “inclusivo” del piano della Salvezza. Se Paolo riesce a negare efficacemente la proposizione del rifiuto d’Israele e a dimostrare che la sua negazione (“Assolutamente no, Dio non ha reietto il suo popolo”) porta i suoi lettori a una conclusione valida e rafforza l’argomentazione complessiva.
  3. Identificazione della contraddizione: La forza dell’argomentazione di Paolo risiede nella sua capacità di identificare le contraddizioni (“Dio non ha abbandonato il suo popolo perché io stesso sono ebreo a dimostrazione del fatto che gli Ebrei non sono esclusi dal piano della Salvezza). Se afferma “Assolutamente no”, se cioè nega l’affermazione dei suoi interlocutori, è possibile esplorare le implicazioni di tale negazione, rivelando potenzialmente difetti o incoerenze nella proposizione dei suoi avversari nell’immaginato scambio dialettico.
  4. Sostegno alle controargomentazioni: L’uso di una negazione forte può sostenere le controargomentazioni (dell’apostolo, secondo il quale quello della Salvezza è a tutti gli effetti un piano universale, inclusivo). Se Paolo riesce a sostenere in modo convincente che la proposizione del rifiuto d’Israele è falsa, può minare la validità dell’argomentazione dell’avversario che si basa su quella proposizione (l’esclusione d’Israele).
  5. Natura funzionale alla verità: Poiché la negazione “Assolutamente no, Dio non ha reietto il suo popolo” è funzionale alla verità, la sua (della negazione) forza è radicata nella sua capacità di relazionarsi direttamente con i valori di verità delle proposizioni. Ciò consente di trarre chiare deduzioni logiche basate sulla verità e contro le falsità dell’affermazione dei suoi avversari.

In sintesi, l’affermazione “Assolutamente no, Dio non ha reietto il suo popolo” funge da potente strumento in una discussione basata sulla logica, consentendo un chiaro rifiuto, l’identificazione delle contraddizioni dei suoi (di Paolo) avversari e il sostegno alle controargomentazioni offerte da Paolo per il quale quello di Dio è un piano assolutamente inclusivo e non esclusivo a danno di uno dei due popoli, etnicamente parlando.

1 commento

  1. Dalla lettera ai Romani dal Capitolo 1 in poi è spiegato bene a partire dal versetto 14 in poi è ripetuto parecchi volte Che Dio non fa nessuna differenza, è scritto : versetto 14,io sono debitore ai Greci e ai barbari, ai savi e agli ignoranti ; versetto 15 e pure anche a voi che siete in Roma, ecc.. Ecc.

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