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Ideologia secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy

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Redazione: Notiamo che le ideologie, ciò che gli esseri umani reputano essere degno di adesione e diffusione, giocano un ruolo fondamentale nell’espressione della fede cristiana. Si suole però ripetere che al crollo del muro di Berlino è seguito il crollo delle ideologie. Pochi anni dopo, nel 1995, Richard Rorty riteneva l’ideologia “non degna di essere affrontata”. In una recente recensione dell’argomento, 24 marzo del 2024, l’autorevole Stanford Encyclopedia of Philosophy ci ricorda che dopo un lungo periodo di disinteresse da parte dei filosofi analitici per la questione dell’ideologia una nuova ondata di studi ha riacceso l’interesse su questo tema, in particolare sul rapporto tra ideologia e razionalità. Questo rinnovato interesse è arricchito da un contesto pluralistico che tiene conto delle politiche della differenza, della razza, del genere e dell’identità. Tommie Shelby, tanto per fare un esempio, definisce l’ideologia come “credenze epistemicamente difettose che promuovono l’ingiustizia sociale”, concentrandosi su come l’ideologia giustifichi le istituzioni razziste ingiuste. Chris Lebron parla di “miti legittimanti” che perpetuano il razzismo. Shelby utilizza la teoria critica di Raymond Geuss per identificare l’ideologia come un’entità che perpetua l’ingiustizia, pur pretendendo di soddisfare criteri cognitivi. Jason Stanley, invece, suggerisce che l’ideologia non deve necessariamente essere difettosa, ma è connessa all’identità di una persona, mettendo in discussione la veridicità dell’ideologia stessa. Charles Mills sostiene che, sebbene le ideologie dominanti ingannino al servizio dell’oppressione, le “ideologie sovversive” possono contrastare queste narrazioni e fomentare la rivoluzione.

Alcuni teorici mettono in dubbio la capacità del teorico di porsi al di fuori delle formazioni ideologiche, suggerendo che anche se si correggono razionalmente gli errori razzisti, si potrebbe ancora persistere in una visione razzista. Rahel Jaeggi propone una critica immanente dell’ideologia, rivelando le contraddizioni del capitalismo che l’ideologia cerca di oscurare. Sally Haslanger sottolinea che l’ideologia può funzionare solo se non è del tutto falsa, e che include atteggiamenti, emozioni e pratiche oltre alle proposizioni. Marx sosteneva che l’ideologia svolge un ruolo cementante, ma che il capitalismo, il razzismo e il sessismo sono innanzitutto istituzioni materiali. Shelby conclude che sono le “condizioni di oppressione che rendono necessarie le ideologie” e che tali condizioni devono essere trasformate per liberarci delle ideologie. Haslanger insiste sul fatto che il cambiamento sociale richiede cambiamenti nelle pratiche. La definizione funzionale di ideologia aiuta a chiarire questo aspetto, mostrando come l’ideologia cementi le istituzioni che l’hanno causata, specialmente nel contesto giuridico, che è sia un ambito di valori e credenze sia di pratiche materiali. In estrema sintesi, la presentazione della Stanford Encyclopedia of Philosophy esplora il rinnovato interesse filosofico per l’ideologia, analizzando come essa interagisca con la razionalità e il potere, e come possa sia perpetuare che sfidare i sistemi oppressivi. Per i cristiani: negli ultimi trent’anni, parallelamente ad una maggiore coscientizzazione della responsabilità sociale da parte della chiesa, abbiamo osservato un rinnovato interesse per la questione ideologica che sta dietro all’impegno politico.

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