In un articolo per il Sole24Ore, [dal titolo: Categorizzare o contestualizzare? Meglio seguire entrambe le possibilità] il 30 agosto 2022, Alessandro Cravera, argomentava che il pensiero umano si basa fortemente sulle analogie, che ci permettono di comprendere nuove situazioni confrontandole con esperienze passate. Tuttavia, questa capacità può anche limitare la nostra abilità di affrontare contesti incerti, dove non possiamo fare valutazioni binarie (vero/falso). In questi casi, oltre alla categorizzazione per analogia, è essenziale la contestualizzazione, che ci aiuta a riconoscere le differenze rispetto al passato.
La categorizzazione spesso prevale sulla contestualizzazione, portando efficienza ma non sempre efficacia, soprattutto in sistemi non ordinati dove non esiste una soluzione ottimale predefinita. Questo può portare a una chiusura autoreferenziale e ad un pensiero limitato, consolidando convinzioni preesistenti senza considerare nuove informazioni o contesti.
I proverbi popolari e le regole etiche rappresentano esempi di categorizzazione che possono limitare il pensiero. Sebbene utili in contesti certi, in situazioni incerte possono ostacolare il pensiero critico e la capacità di giudizio contestuale. È importante bilanciare i principi con la capacità di adattarli al contesto specifico.
In un mondo complesso e incerto, è fondamentale educare le persone a utilizzare al meglio le loro capacità cognitive, promuovendo un pensiero che integri sia l’analogia che la contestualizzazione per prendere decisioni più informate e appropriate. Vai al sito: https://www.ilsole24ore.com/art/categorizzare-o-contestualizzare-meglio-seguire-entrambe-possibilita-AEYwokeB
